Gli oceani non sono soltanto una risorsa fondamentale per l’equilibrio del pianeta, ma rappresentano anche un immenso laboratorio naturale da cui potrebbero arrivare nuove cure per alcune delle malattie più complesse. Gli organismi marini, infatti, producono sostanze biologicamente attive che stanno attirando sempre più l’attenzione della comunità scientifica, tanto da far parlare gli esperti di una vera e propria “farmacia blu”.
La speranza contro i tumori può arrivare dagli oceani
Uno degli esempi più significativi arriva da Dolabella auricularia, un mollusco marino da cui è stata isolata una molecola chiamata Dolastatina 10. Questo composto ha dato origine a un’intera famiglia di farmaci antitumorali noti come Adc (Antibody-Drug Conjugates), terapie innovative che combinano anticorpi e farmaci per colpire in modo più preciso le cellule tumorali.
La ricerca in questo settore continua a crescere rapidamente. Oggi sono oltre 36 gli Adc basati su analoghi della Dolastatina 10 in fase di sviluppo preclinico e clinico, mentre più di 200 studi clinici stanno valutando il loro impiego nell’uomo per il trattamento di diverse forme di cancro.
L’importanza delle risorse marine
A sottolineare il potenziale delle risorse marine è stato Luca Lucentini, direttore del Centro nazionale per la sicurezza delle acque dell’Istituto Superiore di Sanità, intervenuto durante il Forum internazionale sugli oceani e la salute umana in corso a Roma.
Secondo l’esperto, la straordinaria biodiversità marina produce molecole estremamente complesse e spesso ancora poco comprese dagli scienziati. Proprio questa ricchezza biologica rappresenta una delle frontiere più affascinanti della ricerca biomedica, con possibili applicazioni che spaziano dall’oncologia fino al contrasto delle infezioni.
Un altro ambito di studio riguarda infatti l’antimicrobico-resistenza, una delle principali minacce sanitarie globali. Attraverso il progetto SeaCare, i ricercatori stanno individuando geni associati alla resistenza agli antibiotici anche in ambienti marini dove la loro presenza non era prevista. Una scoperta che apre nuovi interrogativi sui meccanismi evolutivi dei microrganismi e sulle possibili connessioni tra ecosistemi terrestri e marini.
Il fattore cambiamento climatico incombe sul futuro della “farmacia blu”
Ma il futuro di questa “farmacia blu” potrebbe essere influenzato anche dai cambiamenti climatici. Molte delle sostanze prodotte dagli organismi marini sono infatti strettamente legate alle condizioni ambientali. Alcune alghe, ad esempio, sintetizzano particolari molecole per regolare la densità delle proprie popolazioni. Alterazioni della temperatura dell’acqua, dell’acidità degli oceani o degli equilibri ecosistemici potrebbero quindi modificare la produzione di questi composti, con conseguenze ancora difficili da prevedere.
La tutela degli oceani, dunque, non riguarda soltanto la salvaguardia dell’ambiente, ma anche la possibilità di preservare un patrimonio biologico che potrebbe rivelarsi decisivo per la medicina del futuro.

