Chiudete gli occhi e provate a immaginare di centrare una serratura senza vedere nulla, guidati soltanto dalla voce di qualcuno che vi dice: “più a destra, alza, fermati”. Ora trasportate quella sensazione a oltre cento metri di distanza, con un bastone da golf tra le mani e una pallina che non potrete mai osservare in volo. Potrete solo immaginarne la traiettoria, ascoltando il rumore dell’impatto.
La storia di Alessandro Fava
È questa la realtà di Alessandro Fava, 51 anni, originario di Vittorio Veneto, oggi protagonista di una storia di sport e rinascita che va oltre qualsiasi classifica. Da febbraio è l’unico italiano convocato nella categoria Blind della Nazionale Paralimpica della Federazione Italiana Golf. Un traguardo prestigioso, arricchito da un altro dato che racconta il suo valore: nel ranking mondiale EDGA-WAGR Stableford per atleti con disabilità visiva è attualmente secondo, alle spalle soltanto del sudafricano Garrett Slattery.
Eppure, fino a diciotto anni fa, la sua vita era quella di tanti altri. Diploma da perito elettronico, un’attività a Vittorio Veneto dedicata all’installazione di stufe, il calcio amatoriale, la passione per la caccia e il golf, iniziato nel 1997 tra i campi del Cansiglio.
La trombosi alle vene cerebrali che ha cambiato la sua vita
Poi tutto cambia improvvisamente. Una trombosi alle vene cerebrali, nel giro di poche settimane, gli porta via la vista in modo totale e irreversibile. Nessuna ombra, nessuna percezione. Solo buio.
«Non è stato facile, non fisicamente ma moralmente», racconta oggi. Poche parole che racchiudono un percorso enorme, fatto di dolore, adattamento e voglia di ripartire.
Il lavoro si interrompe, la quotidianità cambia radicalmente. Ma il golf resta lì. Un punto fermo. Un’idea che prende forma quasi subito: tornare sul campo. «La pallina è ferma, dove la colpisci la ritrovi», si disse allora. E così, dopo essere uscito dall’ospedale, Alessandro tornò al circolo, deciso a non rinunciare a quella passione.
Il golf come via di rinascita
Nel 2009 era già di nuovo sul green, inizialmente accompagnato dagli amici e successivamente dal maestro storico Andrea Signor. Per anni ha giocato solo per piacere personale, senza voler sentire parlare di competizioni paralimpiche.
A convincerlo è stato proprio Signor. Dopo tanti tentativi andati a vuoto, a inizio 2024 arriva la svolta. Una gara a Rimini e la decisione di provarci davvero. Da quel momento i risultati iniziano ad arrivare uno dietro l’altro.
Nel 2024 sfiora la vittoria all’Open d’Italia per un solo colpo. Nel 2025 si prende la rivincita conquistando la categoria Stableford assoluta, davanti non soltanto agli atleti non vedenti ma a tutti i partecipanti con disabilità. Poi i successi internazionali in Spagna e il terzo posto nella categoria B1 a Isla Canela, fino alla chiamata in Nazionale.
Nel golf paralimpico il rapporto tra atleta e coach è fondamentale. Andrea Signor sceglie bastoni, strategia, direzione e allineamento. Alessandro si affida, ascolta e colpisce. Non mancano i confronti accesi, come ammette lo stesso tecnico, ma col tempo il legame si è rafforzato sempre di più.
Nel frattempo l’obiettivo si sposta già al futuro: i Mondiali per non vedenti del 2027, in programma in Spagna. Alessandro continua ad allenarsi anche a casa, nel fienile, con una rete per fermare le palline. Una preparazione che gli ha regalato anche un episodio curioso: una pallina rimbalzata all’indietro gli ha colpito il volto, rompendogli il naso. «Così ho capito cosa prova un pugile quando va al tappeto», scherza.
Lo racconta con leggerezza, come fa con tutto. Perché forse il segreto del suo percorso è proprio questo: trasformare il limite in un nuovo punto di partenza. E come gli ripete spesso il suo maestro, scherzando ma non troppo: prima giocava bene e pochi lo conoscevano. Oggi, invece, i migliori del mondo sanno perfettamente chi è Alessandro Fava. E lui, tra quei migliori, ci è entrato di diritto.

