In Italia diminuiscono gli omicidi complessivi, ma c’è un dato che preoccupa e va in direzione opposta: aumentano i delitti commessi da minori. In un solo anno i casi sono cresciuti di oltre il 150%, un incremento che accende i riflettori su un fenomeno sempre più complesso, dove si intrecciano disagio psicologico, dipendenze, fragilità personali e difficoltà educative.
Gli esperti: “Cambia numero di episodi e tipo di violenza”
Secondo gli esperti, a cambiare non è solo il numero degli episodi, ma anche il tipo di violenza. Se in passato molti casi erano legati a contesti criminali strutturati, oggi emergono situazioni più difficili da decifrare, spesso riconducibili a percorsi individuali segnati da solitudine, sofferenza e perdita di punti di riferimento.
L’allarme arriva dal congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense, dove gli specialisti hanno sottolineato come la violenza, in diversi casi, rappresenti il primo segnale evidente di un disagio psichico mai individuato prima.
Disagio tra i minori: i numeri confermano la tendenza
I numeri confermano la tendenza: i minori coinvolti in omicidi sono passati dai 14 casi registrati nel 2023 ai 35 del 2024, arrivando a rappresentare il 12% del totale. Una crescita che, secondo gli psichiatri, non può più essere considerata episodica, ma il sintomo di un cambiamento profondo nel mondo giovanile.
A pesare sarebbe anche un contesto culturale in trasformazione. Sempre più adolescenti, spiegano gli esperti, sembrano identificarsi con modelli relazionali che normalizzano aggressività, sopraffazione e assenza di empatia, rendendo più fragile la gestione dei conflitti e delle emozioni.
L’assunzione di sostanze tra i fattori
Tra i fattori che incidono emerge anche l’uso di sostanze. L’assunzione combinata di alcol, cannabinoidi sintetici e farmaci può aumentare impulsività e alterare i comportamenti, rendendo ancora più difficile distinguere tra un disagio psichico reale e uno stato di alterazione temporanea.
Sul fronte della prevenzione, però, il sistema mostra diverse difficoltà. I servizi territoriali di salute mentale faticano spesso a intercettare in tempo i segnali di disagio, soprattutto nella fascia tra i 16 e i 18 anni, considerata una delle più delicate. Una lacuna che rischia di lasciare molti giovani senza un supporto adeguato.
Le conseguenze si riflettono anche sugli istituti penali minorili, dove tra il 2023 e il 2024 si è registrato un aumento di oltre il 30% delle presenze medie. Per gli specialisti, intervenire dopo il reato non basta: servono strumenti capaci di riconoscere i segnali prima che il disagio esploda.
Il rischio, avvertono gli esperti, è trasformare il carcere nell’ultimo approdo di problemi psicologici e sociali che avrebbero avuto bisogno di essere affrontati molto prima.

