In Italia quasi diecimila persone convivono con l’Hiv senza sapere di aver contratto il virus. Un dato sommerso che continua a rappresentare uno dei principali ostacoli nella lotta alle nuove infezioni e che riaccende i riflettori su un tema che negli ultimi anni sembra essere scivolato ai margini del dibattito pubblico. A quarant’anni dalle prime sperimentazioni dei farmaci antiretrovirali, che hanno cambiato radicalmente la storia della malattia, resta aperta la sfida della prevenzione e dell’aggiornamento normativo.
Hiv, tema al centro del congresso Icar
Il tema è tornato al centro della 18ª edizione di Icar, il principale congresso scientifico italiano dedicato alla ricerca sull’Aids, che i è tenuto a Catania. Oggi nel nostro Paese convivono con l’Hiv circa 150mila persone. I numeri delle nuove diagnosi restano sostanzialmente stabili: nel 2024 sono stati registrati 2.379 nuovi casi. A preoccupare gli specialisti, però, è soprattutto l’aumento delle diagnosi tardive, con pazienti che scoprono l’infezione quando è già in fase avanzata.
La percezione del rischio, secondo gli esperti, è cambiata profondamente rispetto al passato. Se negli anni Ottanta e Novanta l’Hiv era sinonimo di una malattia senza via d’uscita, oggi l’efficacia delle terapie ha modificato la percezione collettiva. E proprio questo potrebbe aver abbassato il livello di attenzione. Gli specialisti sottolineano la necessità di rendere il test un esame sempre più accessibile e normale, al pari di altri controlli di routine.
Un’evoluzione lunga 40 anni
Il percorso scientifico compiuto negli ultimi quarant’anni è stato enorme. Dalla prima sperimentazione con i farmaci antiretrovirali negli anni Ottanta fino all’introduzione delle terapie combinate nel 1996, la medicina ha trasformato quella che era una malattia ad altissima mortalità in una condizione cronica gestibile. Oggi, seguendo una terapia costante, le persone sieropositive possono condurre una vita lunga e con aspettative simili alla popolazione generale. Una rivoluzione considerata tra i più importanti successi della medicina moderna.
Resta però aperta la partita della prevenzione. Tra gli strumenti più efficaci c’è la Prep, la profilassi farmacologica pre-esposizione destinata alle persone con comportamenti considerati a rischio. Dopo l’introduzione della rimborsabilità attraverso il Servizio sanitario nazionale, il numero di utilizzatori è aumentato sensibilmente, ma la distribuzione sul territorio continua a essere molto disomogenea. Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna concentrano gran parte degli utenti, mentre nel Sud Italia l’accesso resta più limitato. Un altro elemento riguarda il divario di genere: le donne rappresentano una percentuale minima delle persone che ricorrono a questo strumento.
Il fronte legislativo in Italia
Sul fronte legislativo, intanto, l’Italia continua a fare i conti con una normativa ormai datata. La legge di riferimento risale infatti al 1990 e molti esperti ritengono necessario un aggiornamento che tenga conto delle nuove possibilità offerte dalla medicina, dai test rapidi e dalle moderne strategie di prevenzione. Una proposta di riforma era arrivata vicina all’approvazione negli anni scorsi, ma il percorso si è interrotto con la fine della legislatura. Oggi il testo è tornato all’esame del Parlamento, ma i tempi restano incerti.
L’Hiv, insomma, non fa più paura come un tempo. Ma proprio questa minore percezione del rischio potrebbe trasformarsi nel suo nemico più insidioso.

