Medici di famiglia, sindacati compatti contro le proposte di Governo e Regioni

Prosegue il confronto sulla riforma della medicina territoriale. Al ministero della Salute è andato in scena un nuovo vertice tra Governo, Regioni e sindacati dei medici di famiglia, in un clima più disteso rispetto alle ultime settimane ma con tensioni tutt’altro che superate. Sul tavolo la bozza del decreto che potrebbe approdare in Consiglio dei ministri già entro fine mese.

Doppio binario nel sistema della medicina generale

L’obiettivo dell’esecutivo è quello di riorganizzare il sistema della medicina generale introducendo un doppio binario: da una parte resterà il modello tradizionale in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, dall’altra verrà aperta la possibilità per le Regioni di assumere medici di famiglia come dipendenti, soprattutto per coprire le carenze negli organici e rafforzare le Case di comunità.

Al centro dell’incontro il ministro della Salute Orazio Schillaci, affiancato dal sottosegretario Marcello Gemmato. Presenti anche i rappresentanti delle principali sigle sindacali – Fimmg, Snami, Smi e Fmt – insieme ai governatori regionali guidati da Massimiliano Fedriga. Al tavolo anche Francesco Rocca e diversi assessori regionali alla Sanità.

Le Regioni mediano con una nuova bozza

Le Regioni hanno illustrato una nuova bozza del provvedimento, frutto di una mediazione rispetto al testo iniziale del ministero. Il nodo principale riguarda proprio il modello organizzativo: il rapporto convenzionale resterà prioritario, ma il decreto introduce un canale “complementare” che permetterà alle amministrazioni regionali di assumere medici dipendenti nei territori più scoperti o nelle strutture territoriali previste dal Pnrr.

Tra i punti chiave compare anche l’obbligo, per i medici non dipendenti, di garantire almeno sei ore settimanali di attività all’interno delle Case di comunità per 48 settimane all’anno. Monte ore che potrà aumentare in base alle esigenze locali e al numero di assistiti.

I sindacati non sono convinti

Nonostante il tentativo di riavvicinamento, i sindacati restano critici. Negli ultimi giorni alcune sigle avevano proclamato lo stato di agitazione dopo l’annuncio della riforma. La Fimmg aveva definito il testo un “decretuccio”, accusando il Governo di voler modificare profondamente il ruolo del medico di base.

Dal canto suo, Schillaci ha ribadito la volontà di mantenere centrale la figura del medico di famiglia, pur sostenendo la necessità di aggiornare il modello sanitario territoriale. Il ministro ha chiesto un confronto “sereno”, puntando su una sanità più moderna e vicina ai cittadini.

Nella bozza trovano spazio anche novità legate alla pediatria: l’assistenza del pediatra di libera scelta sarà garantita fino ai 16 anni, con possibilità per le Regioni di estendere il limite fino ai 18.

Un passaggio importante sulla formazione

Un altro passaggio importante riguarda la formazione. Il decreto prevede infatti l’istituzione della scuola di specializzazione in Medicina territoriale, di comunità e cure primarie, pensata per preparare i futuri professionisti destinati all’assistenza sul territorio.

In attesa dell’avvio della nuova scuola, potranno accedere al ruolo di medico di famiglia dipendente anche specialisti provenienti da altri ambiti, tra cui medicina interna, geriatria, cardiologia, pneumologia, diabetologia, medicina d’urgenza e oncologia.

Le eventuali assunzioni, comunque, resteranno legate ai fabbisogni individuati dalle Regioni, alle risorse disponibili e alle necessità delle Case di comunità e delle aree con maggiore carenza di personale.

Credit Photo: Giuseppe Lami – ANSA

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