A pochi giorni da Pasqua sono partiti i decreti: per i vertici della sanità lombarda è tempo di bilanci. Come ogni anno, la Regione assegna una vera e propria “pagella” ai direttori generali di ospedali, Ats e dell’agenzia per l’emergenza-urgenza. Una valutazione che non è solo simbolica: da quei voti dipende una fetta importante dello stipendio.
Fino al 20% della retribuzione — circa 31 mila euro — è infatti legato ai risultati ottenuti. In altre parole, performance e obiettivi centrati si traducono direttamente in busta paga.
Gli obiettivi nel mirino
Con una delibera approvata a maggio 2025, la Regione ha fissato i traguardi per ogni struttura sanitaria. Tra i principali indicatori ci sono la riduzione delle liste d’attesa, l’attivazione delle Case e degli Ospedali di comunità, l’efficacia delle campagne vaccinali e la gestione dei pazienti cronici e fragili.
A questi si aggiungono obiettivi più specifici, calibrati sui singoli territori. Alcune realtà, ad esempio, sono state valutate anche per il ruolo nella gestione sanitaria delle Olimpiadi invernali.
Come si costruisce il voto
Il sistema di valutazione prevede un punteggio massimo di 100. Settanta punti arrivano da criteri tecnici, calcolati dagli uffici della Direzione generale Welfare. I direttori possono contestare questi numeri e chiedere eventuali revisioni.
Gli altri 30 punti, invece, sono assegnati direttamente dalla politica: a decidere è un comitato ristretto composto dal presidente della Regione Attilio Fontana, dal vicepresidente Marco Alparone e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che valutano le capacità manageriali. La soglia minima è fissata a 60 punti: sotto questo livello niente premio e una bocciatura che pesa anche sulle verifiche future dell’incarico.
Chi guida la classifica
In cima alla graduatoria c’è Claudio Sileo, che ottiene 93 punti. Oggi alla guida dell’Ats di Brescia, si conferma dopo il risultato già alto dello scorso anno. Un percorso in crescita che lo colloca stabilmente tra i migliori.
Subito dietro, con 92 punti, Alberto Zoli, direttore dell’ospedale Niguarda, premiato anche per il lavoro organizzativo legato alle Olimpiadi invernali. Sul gradino successivo troviamo Silvano Casazza (91), alla guida dell’Ats di Milano, seguito da Walter Bergamaschi (90), che ha poi lasciato la Lombardia per un incarico al Ministero della Salute.
La fascia centrale e il fondo
A quota 91 si piazzano anche Corrado Scolari (Asst Valcamonica) e Lorella Cecconami (Ats Pavia), mentre Francesco Locati (Papa Giovanni XXIII di Bergamo) si ferma a 90.
La maggior parte dei direttori si concentra tra gli 83 e gli 89 punti, con risultati complessivamente migliori rispetto al 2024. Un segnale di maggiore allineamento tra le indicazioni regionali e il lavoro sul territorio.
Nella parte bassa della classifica, ma comunque sopra la sufficienza, c’è Roberta Labanca (79), alla guida dell’Asst Melegnano-Martesana, realtà sotto pressione anche per le richieste dei cittadini su medici di base e nuove strutture.
Chiude la graduatoria, ancora una volta, Giuseppe Micale con 74 punti. Fino ad agosto era alla guida dell’Asst Sette Laghi di Varese, dove non sono mancate criticità, in particolare nella gestione dei farmaci. Poi è arrivata la sostituzione.

