La Sala di Rappresentanza della sede genovese di BPER Banca ha ospitato l’evento conclusivo del progetto SInISA dal titolo: “SInISA: risultati, prospettive e sviluppi futuri per gli screening di nuova generazione”. Un’iniziativa che punta a ridefinire il concetto di prevenzione attraverso strumenti predittivi e analisi avanzate delle mutazioni genetiche. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, ricercatori e professionisti sanitari per approfondire risultati, prospettive e sviluppi futuri degli screening di nuova generazione.
Tra i protagonisti dell’incontro, il Prof. Francesco Frassoni, Referente Scientifico di SInISA, ha ricostruito la genesi del progetto, nato oltre dieci anni fa da una scoperta in ambito ematologico.
L’intervento del Prof. Francesco Frassoni, Referente Scientifico di SInISA
“Il progetto nasce lontano, una decina, quindicina d’anni fa, quando si è scoperto che nel midollo in remissione – cioè il midollo di un soggetto che ha avuto una leucemia mieloide acuta ed è stato trattato con successo – erano presenti mutazioni persistenti, senza che queste determinassero una ripresa della malattia.”
Una scoperta che ha aperto interrogativi importanti sulla presenza di quelle mutazioni. L’interpretazione, poi confermata dagli studi successivi, è stata che potessero trattarsi di cellule preesistenti alla leucemia stessa.
“Dopo questa osservazione sono stati condotti moltissimi studi, tutti retrospettivi. Il progetto SInISA ha un’ambizione in più: estendere questa ricerca al territorio e farlo in modo prospettico, grazie alla collaborazione della ASL 5.”
Dalla teoria alla pratica: lo studio prospettico
Il cuore innovativo dell’iniziativa risiede proprio nell’approccio prospettico. Verranno analizzati soggetti tra i 50 e gli 80 anni, selezionati attraverso parametri capaci di predire una maggiore probabilità di mutazioni.
“Vedremo se e quanti di questi soggetti presenteranno mutazioni nelle cellule del sangue. Coloro che verranno individuati saranno poi seguiti nel tempo. Non si tratta di una diagnosi precoce, ma di una valutazione della probabilità di rischio.”
Un passaggio chiave, che segna il confine tra diagnosi e prevenzione predittiva: l’obiettivo non è individuare una malattia già in atto, ma stimare il rischio che possa svilupparsi.
L’impatto sull’invecchiamento e sulle patologie croniche
Il progetto assume un valore ancora più rilevante alla luce dell’invecchiamento progressivo della popolazione. “Considerando l’espansione della popolazione anziana nei tempi futuri, un progetto di prevenzione di questo tipo – che ha ricadute anche sul versante cardiovascolare – potrà essere di estrema importanza, oltre che di grande validità economica nella gestione della sanità.”
La prospettiva, dunque, non è solo clinica ma anche sistemica: intervenire prima, attraverso strumenti predittivi, significa migliorare la qualità della vita e allo stesso tempo rendere più sostenibile il sistema sanitario.
SInISA si conferma così un ponte tra ricerca scientifica e applicazione territoriale, con l’ambizione di trasformare l’analisi delle mutazioni in uno strumento concreto di prevenzione personalizzata.

