Durante il match di Coppa Italia Napoli-Cagliari, il calciatore dei sardi Mattia Felici, entrato nel finale, ha subito un grave trauma distorsivo al ginocchio sinistro. Dopo un contrasto in area, il centrocampista ha avvertito una fitta, ma inizialmente sembrava una semplice distorsione. Tuttavia, come riportato poi dagli esami medici, si trattava di una rottura del legamento crociato anteriore (LCA), associata a una lesione al menisco mediale.
Nonostante la gravità dell’infortunio, Felici è rimasto in campo, correndo e, incredibilmente, presentandosi al dischetto per calciare uno dei rigori della serie finale, che però è finito sulla traversa. Nei giorni successivi l’atleta è stato sottoposto a intervento chirurgico per la ricostruzione del crociato e la sutura del menisco, presso la clinica Villa Stuart, ad opera del professor Pier Paolo Mariani. L’operazione è perfettamente riuscita. Il club ha comunicato che la riabilitazione inizierà a breve. I tempi stimati per il ritorno in campo sono di almeno sei mesi, il che rende molto probabile che la stagione per Felici sia già terminata.
Un gesto sorprendente: calciare un rigore con il crociato rotto
L’episodio ha destato sorpresa, non solo nei tifosi e addetti ai lavori, ma anche in medici e appassionati: come è possibile che un giocatore con una rottura grave come quella del crociato riesca, pochi minuti dopo il trauma, a continuare a giocare, correre e, addirittura, calciare un rigore?
Dolore, adrenalina e risposta immediata del corpo
- Adrenalina e noradrenalina — in seguito a un trauma, il corpo attiva immediatamente una risposta di “allarme”. Questi ormoni agiscono come analgesici naturali, attenuando temporaneamente la percezione del dolore. In campo, sotto pressione, con adrenalina alta, un atleta può non sentire subito l’intensità del dolore.
- Shock da trauma — nelle prime fasi dopo l’infortunio, l’attenzione, il desiderio di aiutare la squadra, la volontà di non mollare possono sopperire allo shock fisico: ciò può consentire gesti che all’apparenza sembrano “eroici”.
Compensazione muscolare e stabilità funzionale momentanea
- Anche in assenza del legamento crociato, la muscolatura attorno al ginocchio (quadricipiti, muscoli posteriori della coscia, glutei) può temporaneamente garantire una stabilità funzionale. Se l’atleta ha un buon tono muscolare e un buon controllo neuromuscolare, può essere in grado di “compensare” parzialmente la mancanza di stabilità strutturale.
- Nei primi istanti dopo il trauma, prima che subentri gonfiore, versamento articolare o spasmi muscolari, l’articolazione può rispondere quasi “normalmente”: questo, unito all’adrenalina, può permettere movimenti come correre o calciare.
Fattori psicologici e volontà
- La pressione del momento, la serie di rigori, il desiderio di non far mancare il proprio contributo, può spingere un atleta a ignorare il dolore.
- La determinazione mentale, lo spirito competitivo, il legame con la squadra: tutti elementi che possono far superare una soglia di tolleranza al dolore non comune.
È però importante chiarire: questo tipo di “resistenza” è temporanea e rischiosa. Non significa che l’articolazione sia sana, né che la lesione sia meno grave: rappresenta solo un compromesso momentaneo ottenuto grazie alla combinazione di risposta nervosa, compensazione muscolare e volontà.
Perché non si può (quasi mai) continuare — e perché Felici deve operarsi
Nei minuti immediatamente successivi all’infortunio, la situazione può apparire “gestibile”. Ma, come evidenziano gli esami e la decisione del club:
- La stabilità meccanica del ginocchio è compromessa: senza legamento crociato, l’articolazione può “cedere” a carichi, torsioni, cambi di direzione.
- Con il passare delle ore — o già il giorno dopo — compaiono gonfiore, versamento, dolore acuto, che rendono insostenibile qualsiasi attività.
- Giocare con un ginocchio instabile rischia di provocare danni aggiuntivi: al menisco, alla cartilagine, alle strutture ossee.
Per un atleta professionista come Felici, l’intervento chirurgico e la successiva riabilitazione sono l’unica opzione per tornare in campo in sicurezza e in modo competitivo. Preparandosi agli sforzi, al carico progressivo, al recupero della forza, della propriocezione, della coordinazione.
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