La Regione Liguria ha avviato un importante percorso di revisione del proprio sistema sanitario, con l’obiettivo di renderlo più efficiente, moderno e in linea con le necessità di una popolazione sempre più anziana e con bisogni complessi. Il fulcro della riforma è la creazione dell’Azienda unica per la tutela della salute ligure (ATSL), che andrà a sostituire le attuali cinque Asl, pur mantenendo una forte presenza sul territorio.
La suddivisione della nuova struttura
La nuova struttura sarà infatti suddivisa in cinque aree geografiche: Imperia, Savona, Genova, Tigullio e La Spezia. Accanto a questa novità nascerà anche Liguria Salute, un organismo dotato di funzioni strategiche di coordinamento amministrativo, tecnico e logistico, pensato per ottimizzare i processi, ridurre sprechi e concentrare più risorse sull’assistenza ai cittadini.
I tre ospedali genovesi in un’unica azienda
Un altro tassello centrale della riforma riguarda la rete ospedaliera: verrà istituita la Azienda ospedaliera metropolitana di Genova, che unirà in un’unica realtà il Policlinico San Martino, l’Ospedale Galliera e Villa Scassi. Secondo la Regione, questa integrazione permetterà di migliorare l’organizzazione delle attività chirurgiche, utilizzare meglio le sale operatorie, diminuire i tempi di attesa e favorire una collaborazione più stretta tra strutture altamente specializzate.
La presentazione del nuovo progetto sanitario
Il progetto è stato illustrato all’ospedale Villa Scassi dal presidente Marco Bucci e dall’assessore alla Sanità Massimo Nicolò, durante un incontro con i professionisti della Asl 3. Presenti anche Paolo Bordon, direttore generale dell’area Salute e servizi sociali, e Alessandro Bonsignore, presidente dell’Ordine dei Medici di Genova. L’iniziativa puntava non solo a presentare il nuovo modello, ma anche a raccogliere suggerimenti e osservazioni direttamente da chi opera quotidianamente nel sistema.
La Regione sottolinea che questa riorganizzazione nasce dalla necessità di adattare il Servizio sanitario regionale a una domanda di cura in costante crescita, dovuta all’elevata età media dei liguri, alla forte diffusione delle malattie croniche e all’aumento delle situazioni di fragilità. Per affrontare queste sfide, spiegano, serve un modello più integrato, snello e capace di offrire risposte omogenee su tutto il territorio.
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