Un trattamento non invasivo, rapido e sempre più utilizzato per curare le patologie tendinee della spalla, prima tra tutte la tendinopatia calcifica: le onde d’urto rappresentano oggi una delle tecniche più efficaci in fisiatria. Ne parliamo con la Dott.ssa Maria Laura Lopes, medico fisiatra, che ci aiuta a capire come funziona questa terapia, in quali casi è indicata e quali benefici reali apporta al paziente.
Dottoressa, cominciamo dalle basi: cosa sono le onde d’urto e come agiscono sul nostro corpo?
“Le onde d’urto sono onde sonore ad alta energia che producono effetti rigenerativi nei tessuti in cui vengono applicate. Il meccanismo chiave si chiama neoangiogenesi, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni. Questo processo stimola la rigenerazione del tessuto e contribuisce a risolvere anche la componente infiammatoria, ma l’obiettivo primario resta la riparazione strutturale del tendine o dell’osso.”
In quali patologie della spalla trova maggiore applicazione questa terapia?
“L’indicazione principale, e anche la prima storicamente, è la tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori. Si tratta di una condizione in cui si formano dei depositi di sali di calcio sul tendine, vere e proprie ‘pietre’. Inizialmente si pensava che l’effetto fosse semplicemente meccanico, cioè che le onde d’urto disgregassero direttamente queste calcificazioni. In parte è vero, ma il reale beneficio avviene attraverso la neoangiogenesi: il tessuto vascolarizzato riesce ad assorbire gradualmente i depositi. Oltre alla tendinopatia calcifica, le onde d’urto sono efficaci anche in tutte le patologie tendinee della spalla, come le tendinosi, cioè quei casi in cui il tendine è ispessito, degenerato. Si usano anche negli edemi ossei – accumuli di liquido all’interno dell’osso – e nei ritardi di consolidazione delle fratture, perché stimolano la riparazione del tessuto osseo.”
E per la capsulite adesiva, uno dei disturbi più fastidiosi della spalla?
“Le onde d’urto possono essere utilizzate anche lì, sebbene sia un’indicazione off label. In questi casi non si lavora tanto sul tendine quanto sulla capsula articolare, un tessuto molle che diventa rigido. L’obiettivo è renderla più elastica. Non ci sono ancora grandi studi clinici in merito, ma l’esperienza ci dice che funzionano.”
Quanto dura una seduta di onde d’urto e come si struttura il trattamento?
“Il trattamento è molto breve, dura circa 5 minuti, ma si ragiona in numero di colpi e non in termini di tempo. Si parla generalmente di 1000-2000 colpi, a seconda del tipo di macchinario. Le onde d’urto focali – quelle che utilizziamo in medicina – possono essere piezoelettriche, elettromagnetiche o elettroidrauliche, e ognuna ha un’area d’impatto diversa. Se il focus è molto piccolo, serve un numero maggiore di colpi per coprire l’area da trattare. Se invece il focus è ampio, bastano meno colpi. È per questo che il trattamento deve essere eseguito da professionisti esperti: troppi colpi possono danneggiare il tessuto, troppo pochi sono inefficaci.”
Le onde d’urto vanno integrate con altri trattamenti?
“Possono essere un trattamento autonomo, ma non sono l’unica opzione. Per le tendinopatie calcifiche esiste anche la litoclasia, una tecnica invasiva in cui si introducono due aghi nella spalla: uno per iniettare soluzione fisiologica e l’altro per aspirare i frammenti calcifici. È una procedura più aggressiva, quindi in genere si parte con le onde d’urto che sono non invasive. A volte è necessario integrare terapie mediche ed infiltrative per gestire l’infiammazione ed il dolore o per facilitare la riparazione tessutale come per esempio il collagene. Ma in ogni caso, bisogna sempre trattare anche la causa della tendinopatia. Spesso il problema è un cattivo uso della spalla o uno squilibrio muscolare: in questi casi è fondamentale intervenire con un percorso di rieducazione del movimento e riequilibrio muscolare per evitare recidive.”
Ci sono controindicazioni da considerare?
“Le onde d’urto hanno pochissime controindicazioni. Non devono essere applicate su tessuti in crescita rapida, quindi sono vietate su tumori solidi e sulle cartilagini di accrescimento nei bambini. Non vanno utilizzate sul feto, ovviamente, anche se la spalla è lontana. Attenzione in presenza di pacemaker – non è una controindicazione assoluta, ma è meglio evitare sulla spalla sinistra, per sicurezza. Anche chi ha gravi disturbi della coagulazione deve essere valutato con attenzione per evitare ematomi.”
E per quanto riguarda il dolore durante il trattamento?
“Contrariamente a quanto si pensi, non sono particolarmente dolorose. Con i nuovi macchinari possiamo dosare con precisione l’intensità. Certo, un minimo fastidio può esserci – come toccare un livido – ma non è un’esperienza dolorosa o traumatica.”
Le onde d’urto rappresentano una risorsa terapeutica preziosa, non solo per la tendinopatia calcifica della spalla ma anche per altre problematiche muscolo-scheletriche. Tuttavia, come ricorda la Dott.ssa Lopes, vanno usate con competenza e inserite in un approccio globale, che tenga conto anche delle cause biomeccaniche alla base del disturbo.

