Per una patologia ancora senza cura definitiva come la degenerazione maculare secca si aprono nuove prospettive grazie a trattamenti innovativi basati su raggi infrarossi e impulsi elettrici. Queste tecniche potrebbero aiutare a rallentare la progressione della malattia nella sua fase intermedia, offrendo una possibilità in più a chi convive con una condizione che compromette gradualmente la visione centrale.
In Italia la maculopatia secca colpisce circa un milione di persone ed è la forma più diffusa di maculopatia. Studi recenti indicano che la fotobiomodulazione, attraverso luce rossa e infrarossa, e la iontoforesi, che utilizza lievi correnti elettriche per favorire l’assorbimento di sostanze benefiche nella retina, potrebbero migliorare la gestione della malattia. Le evidenze arrivano da tre ricerche pubblicate sulle riviste Eye, Current Ophthalmology Reports e Journal of Biophotonics, che ne hanno valutato efficacia e sicurezza.
Intervenire nella fase intermedia è fondamentale
Nella fase intermedia della maculopatia secca compaiono le drusen, piccoli depositi sotto la retina che possono evolvere verso l’atrofia geografica, la forma avanzata e irreversibile della malattia. Agire precocemente è quindi essenziale per rallentarne l’evoluzione. In questo contesto, fotobiomodulazione e iontoforesi si stanno affermando come approcci promettenti.
La fotobiomodulazione è un trattamento non invasivo che stimola la retina tramite luce controllata per alcuni minuti, favorendo l’attività dei mitocondri e riducendo infiammazione e stress ossidativo. Studi clinici hanno mostrato miglioramenti dell’acuità visiva, una riduzione dei depositi retinici e un miglior flusso sanguigno, senza effetti collaterali rilevanti.
Iontoforesi: farmaci più efficaci senza iniezioni
Accanto alla luce infrarossa, cresce l’interesse per la iontoforesi oculare, una tecnica che sfrutta una debole corrente elettrica per veicolare farmaci e antiossidanti, come la luteina, direttamente nella macula. Questo metodo consente di superare le barriere oculari, evitando iniezioni e migliorando la concentrazione dei principi attivi nella retina.
Le ricerche dimostrano che la iontoforesi permette di raggiungere livelli intraoculari significativamente più elevati rispetto alle somministrazioni tradizionali, con un buon profilo di sicurezza. In particolare, è stato osservato un aumento della luteina nei tessuti oculari, compresa la macula, già poco tempo dopo il trattamento.
Nel complesso, queste nuove tecnologie aprono scenari incoraggianti per una gestione più efficace della maculopatia secca nelle sue fasi iniziali, in attesa di terapie risolutive.

