Giovani e Vip: l’appello degli psichiatri
I giovani stanno pagando un prezzo alto dopo la pandemia di Covid-19. “L’isolamento e la rottura con il mondo reale e la società nelle sue più diverse componenti hanno contribuito all’aumento delle dipendenze da sostanze ma, soprattutto, da tecnologia e oggi si stimano almeno 700 mila adolescenti dipendenti da web, social e videogiochi. Altri ancora sono vittime di ansia e depressione, anche queste in costante aumento”. Lo ha spiegato la Dott.ssa Emi Bondi, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) e direttore del Dsm dell’Ospedale Papa Giovanni XXII di Bergamo, intervenuta all’incontro promosso presso la Sala Isma del Senato in occasione dei 150 anni della fondazione della società scientifica e della Giornata mondiale della salute mentale.
I disturbi post pandemia
“Dopo la pandemia i sintomi depressivi nella popolazione generale sono quintuplicati e oggi si stima che li manifesti circa una persona su tre, tanto che si ipotizzano fino a 150 mila casi di depressione maggiore in più rispetto all’atteso, con conseguenze dirette su malattie oncologiche, cardiovascolari e polmonari. A soffrire del maggior disagio mentale, oltre ai giovani, sono le categorie fragili come le donne, gli anziani o i ceti sociali più svantaggiati. Fra i disoccupati, per esempio, il rischio di depressione è triplo” le ha fatto eco Claudio Mencacci, presidente onorario Sip, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze, ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano.
Un appello in arrivo ai Vip
“Faccio appello a personaggi famosi a fare outing in presenza di problemi di salute mentale. Questo può infatti aiutare a vincere lo stigma e può fare da traino rispetto a tante persone che ancora hanno vergogna e reticenza a parlare dei propri disturbi” ha spiegato Bondi in occasione di un incontro per il 150/mo anniversario della Sip. Di fronte a numeri crescenti del disagio mentale, è assurdo che le persone oggi abbiano ancora paura di parlare di salute mentale ed ancora più grave è che ciò porta in vari casi a ritardare le cure“. Se personaggi noti o che hanno un ruolo di visibilità, nel caso soffrano di questo tipo di patologie, “riuscissero a parlarne apertamente, sarebbe un modo – rileva Bondi – per dare coraggio anche a tante altre persone, per condurre insieme una battaglia contro lo stigma“. Fare outing in presenza di problemi di salute mentale o depressione, con l’obiettivo di combattere il pregiudizio che ancora resiste rispetto alle patologie mentali e che spesso spinge le persone a nascondere il proprio malessere, anche da chi spesso risulta un esempio è fondamentale.

