La sostenibilità passa sempre più dalla capacità di dare una seconda vita ai materiali destinati a diventare rifiuti. In diverse aree d’Italia, tra Puglia e Sardegna, stanno nascendo iniziative che puntano sull’economia circolare, trasformando scarti agricoli, plastica recuperata dai fondali e residui tessili in nuove risorse.
Tra gli esempi più significativi c’è quello del Salento, dove il legno degli ulivi abbattuti a causa della Xylella trova una nuova destinazione grazie a un progetto che unisce ricerca, innovazione e tutela del territorio.
Gli ulivi della Xylella rinascono come cover per smartphone
A Tricase, in provincia di Lecce, la società benefit e B Corp Vaia ha presentato Olive Matter, un innovativo materiale ottenuto anche dalle fibre di legno degli ulivi colpiti dalla Xylella. Da questa materia prima nascono cover per smartphone interamente prodotte in Italia.
L’iniziativa prende spunto dall’enorme patrimonio arboreo perso negli ultimi anni: si stima che il batterio abbia compromesso circa 20 milioni di ulivi. Il materiale, completamente riciclabile, è stato sviluppato grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento, insieme a un comitato scientifico composto da ricercatori del CNR di Bari e dell’Università del Salento. Alla realizzazione del progetto partecipano inoltre aziende di Puglia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto.
Ogni cover acquistata finanzia anche un intervento concreto sul territorio. Per ogni prodotto venduto verrà infatti rigenerato un metro quadrato di macchia mediterranea nel comune di Specchia, contribuendo alla nascita della futura “Foresta della Rinascita” in Puglia.
Le reti fantasma e la plastica recuperate dai fondali tornano a nuova vita
L’economia circolare coinvolge anche il mare. In Sardegna, a Teulada, è stata avviata una campagna dedicata al recupero delle cosiddette “reti fantasma”, promossa da Uecoop Sardegna nell’ambito di un progetto sostenuto da Coldiretti Cagliari.
Durante le operazioni, i pescatori riportano in superficie reti da pesca abbandonate, nasse, plastica e altri rifiuti presenti sui fondali. Dopo un’attenta selezione, i materiali plastici vengono avviati agli impianti di riciclo, dove vengono trasformati in nuova materia prima pronta per essere riutilizzata.
L’obiettivo è duplice: contribuire alla salvaguardia dell’ecosistema marino e ridurre la quantità di plastica destinata a diventare rifiuto, favorendo il riutilizzo delle risorse.
Dagli scarti tessili e del sughero nasce la pelle vegetale
Anche il settore tessile punta sempre di più sul recupero dei materiali. L’azienda Pulvera, ad esempio, realizza una pelle sintetica utilizzando le polveri ottenute dagli scarti dei tessuti, trasformando residui di lavorazione in una nuova materia prima.
Sempre in Sardegna, a Calangianus, gli scarti della lavorazione del sughero vengono invece impiegati dall’azienda Lebiu per produrre pelle vegetale destinata ai settori della moda e del design. Secondo le stime dell’impresa, ogni metro di questo materiale consente di evitare l’emissione di circa 4,5 chilogrammi di anidride carbonica nell’atmosfera.
La produzione avviene attraverso processi in soluzione acquosa, senza solventi né additivi dannosi, seguendo i principi dell’upcycling: valorizzare materiali già esistenti trasformandoli in prodotti di qualità, riducendo gli sprechi e l’impatto ambientale.

