Ansia da prestazione (anche fuori dal letto): quando il desiderio si scontra con l’aspettativa

«Piacerò abbastanza?»

«Sarò all’altezza?»

«E se poi mi giudica?»

Queste domande ti suonano familiari? Magari non le dici ad alta voce, ma rimbalzano nella testa ogni volta che ti spogli – fisicamente o emotivamente – davanti a qualcuno. Sì, perché l’ansia da prestazione non si manifesta solo sotto le lenzuola, ma anche mentre scegliamo cosa scrivere in un messaggio, cosa dire al primo appuntamento o come comportarci in una relazione. Viviamo nell’epoca della prestazione permanente. Tutto deve essere brillante, soddisfacente, instagrammabile. Anche il sesso, anche le emozioni. Così, il desiderio – che nasce spontaneo, libero, fluido – si ritrova spesso impigliato nelle maglie strette dell’aspettativa.

La trappola del “dover essere”

L’ansia da prestazione nasce quando smettiamo di ascoltarci e iniziamo a recitare un copione. Non quello che ci viene naturale, ma quello che crediamo sia giusto per risultare desiderabili, interessanti, capaci.

Per capirci: se sei a letto e invece di lasciarti andare pensi a “sto facendo bene?”, è l’ansia da prestazione che parla. Ma succede anche in ambito affettivo: chi vive con la sensazione di dover sempre “dimostrare qualcosa” all’altro – di essere abbastanza brillante, disponibile, affascinante – è in balìa dello stesso meccanismo.

È un modo subdolo con cui il nostro sistema nervoso cerca di proteggerci dal rischio più grande: non piacere. Ma a quale prezzo? Quello dell’autenticità.

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Dott.ssa Sabina Fasoli, psicoterapeuta e sessuologa

Il sesso non è un esame. Neanche l’amore

Nel mio lavoro di terapeuta e sessuologa, incontro spesso persone che si raccontano con grande frustrazione:

“Lui teme di non riuscire ad avere un’erezione perfetta.”

“Lei si sente in colpa perché non riesce a lasciarsi andare.”

Loro si rincorrono in una relazione fatta di aspettative reciproche, senza mai davvero incontrarsi.

In tutti questi casi, la vera paura non è quella di fallire, ma di essere scoperti fragili, imperfetti, umani. Come se esistesse un solo modo corretto di vivere la sessualità, la coppia, l’intimità. Spoiler: non esiste.

Le radici dell’ansia da prestazione (e come uscirne)

A volte l’ansia da prestazione ha origini culturali: siamo cresciuti con l’idea che bisogna “funzionare” sempre, anche in amore. Altre volte è legata alla nostra storia: se abbiamo imparato che l’amore si ottiene “facendo bene”, è facile che poi ci sentiamo sotto esame anche da adulti.

La buona notizia? Si può lavorare su tutto questo. Come?

Ascoltandosi di più e giudicandosi di meno.

Parlando con l’altro in modo onesto, senza filtri performativi.

Rallentando, perché desiderio e connessione non si attivano a comando.

E se la fatica è tanta, affidarsi a un percorso psicoterapeutico può aiutare a riscrivere il proprio copione relazionale e sessuale.

Conclusione: lasciamoci liberi (non perfetti)

Il sesso non è un talent show. Le emozioni non sono voti da prendere. E noi non siamo macchine da performance. Ogni volta che ci spogliamo davanti a qualcuno – con il corpo o con le emozioni – abbiamo il diritto di essere imperfetti, veri, presenti. E chissà, magari è proprio lì, in quell’istante senza filtro, che succede la magia: qualcuno ci vede, davvero. E ci sceglie, senza bisogno di voti.

Articolo a cura della Dott.ssa Sabina Fasoli – Psicoterapeuta e Sessuologa

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