Adolescenti e smartphone: uno su quattro supera le 8 ore al giorno

Un ragazzo su quattro passa oltre otto ore al giorno davanti allo smartphone. Un dato che non può più essere ignorato e che sta facendo crescere la preoccupazione tra gli psicologi.

I dati delle rilevazioni Istat

Secondo le rilevazioni Istat, l’85% degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni utilizza lo smartphone quotidianamente. Ma il dato più significativo è un altro: più di uno su quattro supera le otto ore al giorno. Praticamente una giornata intera vissuta dentro uno schermo.

Diversi studi scientifici collegano questo uso intensivo a una serie di conseguenze sempre più evidenti: aumento dell’ansia, difficoltà a dormire, calo della concentrazione, confronto continuo con gli altri e una maggiore fragilità emotiva.

Il punto, però, è ancora più profondo. L’utilizzo degli smartphone inizia sempre prima e cresce sempre di più, al punto da rischiare di diventare un vero problema di salute pubblica. Per questo, secondo l’Associazione Unitaria degli Psicologi Italiani (Aupi), serve un cambio di passo concreto da parte delle istituzioni.

L’importanza dell’educazione nel corretto utilizzo degli smartphone

Non bastano analisi o allarmi: servono azioni. A partire dalla scuola, dove l’educazione digitale dovrebbe diventare strutturale, insegnando ai ragazzi a usare social e piattaforme in modo consapevole e critico. Ma anche le famiglie devono essere coinvolte, con campagne informative mirate, soprattutto nei primi anni di vita dei bambini, una fase cruciale per lo sviluppo mentale ed emotivo.

Come ha spiegato la vicesegretaria dell’Aupi, Alessandra Medda, il problema non è demonizzare la tecnologia. Il vero nodo è riconoscere che notifiche continue, social e flussi costanti di contenuti stanno cambiando il modo in cui i ragazzi sviluppano attenzione, relazioni e gestione delle emozioni. E davanti a questo scenario, restare a guardare non è più un’opzione: servono interventi pubblici chiari, strutturati e coordinati.

Il tema delle responsabilità delle piattaforme digitali

Un altro tema centrale riguarda le responsabilità delle piattaforme digitali. Secondo gli psicologi, è necessario introdurre sistemi più efficaci per verificare l’età degli utenti e ripensare gli algoritmi, che oggi spesso spingono verso un utilizzo compulsivo.

Infine, l’Aupi propone di rafforzare il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Internet e Minori, trasformandolo in un punto di riferimento unico per monitorare il fenomeno e guidare le politiche pubbliche basandosi su dati scientifici.

Perché il problema non è lo smartphone in sé, ma il modo in cui sta entrando – sempre di più e sempre prima – nella vita dei ragazzi. E ignorarlo, oggi, non è più possibile.

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