È stato un percorso lungo e tortuoso, ma con un lieto fine. Una storia di forza e coraggio quella vissuta da una mamma che, dopo una rottura prematura delle membrane a 24 settimane, è riuscita a portare a termine la gravidanza fino a 30 settimane, grazie al supporto del personale dell’Uoc di ginecologia e ostetricia dell’Aou G. Martino di Messina. Il piccolo, dopo un periodo in Terapia Intensiva Neonatale, è stato dimesso e ha partecipato all’evento dedicato ai neonati prematuri promosso dalla società italiana di Neonatologia insieme ai suoi genitori.
Il difficile inizio e il ricovero prolungato
“Il 21 agosto scorso – racconta Azzurra Schepis, 24 anni – mi sono accorta di aver rotto le acque e sono subito corsa in ospedale dove, a seguito dei controlli, ho iniziato il mio ricovero forzato, monitorata ed assistita continuamente dal personale del reparto: sono uscita da casa quel giorno e sono rientrata il 5 ottobre. Ho vissuto momenti difficili emotivamente anche perché ho un’altra bimba piccola di due anni che in questo periodo non ha potuto contare sulla mia presenza”.
Il ricovero è stato un momento cruciale per garantire al piccolo la possibilità di crescere in un ambiente protetto e monitorato, ritardando il parto il più possibile per raggiungere un’età gestazionale più sicura.
L’intervento chirurgico e il ruolo dei medici
“Nel corso del ricovero – spiega il Dott. Santamaria, il chirurgo che ha eseguito il parto cesareo – abbiamo iniziato un ciclo di antibiotici e di trattamenti specifici per frenare un parto che, in quell’epoca gestazionale, si sarebbe classificato come aborto. Ogni giorno recuperato è stato un traguardo e non pensavamo di riuscire ad arrivare a questo punto. Abbiamo deciso di intervenire, a 30 settimane e due giorni, perché la paziente ha iniziato ad avere un po’ di febbre e per evitare pericoli abbiamo ritenuto opportuno far nascere il piccolo per non rischiare di vanificare tutti i sacrifici fatti in questo lungo periodo. Il bimbo, dopo la nascita, è stato ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale per essere monitorato per un supporto più avanzato”.
L’importanza della terapia intensiva neonatale
“Sono classificati come prematuri i bimbi che nascono prima della 37esima settimana di gestazione. È evidente che tale condizione comporta la necessità di un’assistenza specifica, con interventi e trattamenti terapeutici mirati, per contrastare un’immaturità che può interessare diversi organi (polmoni, cervello, intestino, cuore). Anche in questo caso, come i numerosi bimbi che trattiamo all’interno della Tin, la Terapia intensiva neonatale, è stato necessario seguire un percorso graduale per consentire al piccolo di essere autonomo sul piano respiratorio e nutrizionale. I bimbi prematuri sono fragili, ma allo stesso tempo tenaci e il supporto dei genitori si rivela spesso essenziale. Abbiamo sempre permesso alle mamme di entrare per far sì che i piccoli possano sentire il calore della mamma e ciò – è dimostrato – migliora la prognosi”.
Il personale della Terapia Intensiva Neonatale ha giocato un ruolo fondamentale per garantire al neonato le cure e il supporto necessari per affrontare le prime settimane di vita, un periodo cruciale per lo sviluppo.
Un momento emozionante e carico di speranza
“L’anestesista mi ha chiesto quale fosse il mio gruppo musicale preferito – racconta Azzurra – e quando ho risposto che si trattava dei Coldplay ho sentito intonare il motivo del brano ‘Sky Full of Stars’, ed è con questa canzone che è nato mio figlio. È stata un’esperienza emozionante e queste premure mi hanno aiutato a stemperare la tensione”.

