Autismo: la storia di Andrea, raccontata da papà Claudio

Articolo a cura del Dott. Matteo Perelli, Farmacista Naturopata

Conosco Claudio da ormai molti anni. È il papà di Andrea, un ragazzo autistico fantastico, con le sue peculiarità e i suoi limiti. Ho chiesto a Claudio di raccontarci la sua storia, sperando di poter dare, a chi la legge, spunti di riflessione ed una maggiore consapevolezza sull’argomento.

“Andrea, mio figlio”

“Andrea ha 19 anni. Fin da quando era piccolo era diverso dagli altri bambini: ha cominciato a parlare tardi e a camminare lo stesso in ritardo rispetto alla norma. Così lo abbiamo portato dalla neuropsichiatra, la quale, dopo averlo osservato per lungo tempo ed aver effettuato tutta una serie di test, ci disse che poteva essere autistico.

Io avevo capito che qualche cosa non andava in lui, presentava infatti alcuni comportamenti particolari. Per esempio si incantava davanti alla lavatrice, gli davano fastidio i rumori forti (come quello delle campane di una chiesa), gli piacevano i treni quando correvano veloci. Infatti, quando sfrecciavano a piena velocità, lui si metteva con le mani a sfarfallare, tutto eccitato. Lo stesso capitava quando giocava con una trottola che gli avevo regalato.

La conferma che Andrea potesse essere autistico venne dalla lettura di un articolo su “Le Scienze” che appunto descriveva i sintomi dell’autismo o meglio dello “spettro autistico”; perché di questo si tratta, di uno spettro che va da lieve a grave. Per fortuna a Andrea, con gli anni, venne diagnosticata la cosiddetta sindrome di Asperger, cioè di autismo ad alta prestazione, ovvero una lieve forma di autismo.
Diciamo che siamo stati fortunati, nella sfortuna, perché dopo la diagnosi le autorità sanitarie programmarono un percorso per aiutarlo nei deficit sia psichici che motori. Pertanto adesso Andrea è quasi autonomo anche se vive sempre nel suo mondo. Perché così è per gli autistici, hanno un loro mondo interiore che prevale su quello reale. Pertanto spesso si scontrano contro i problemi della vita con maggiore difficoltà, in quanto il loro mondo è quello reale, non quello esterno.”

Ma che caratteristiche ha il cervello di un autistico?

  • La difficoltà a prendere iniziative: il cervello autistico si comporta come se avesse sempre bisogno di una sorta di “motorino di avviamento” per iniziare un’azione. L’individuo non riesce a creare autonomamente dei collegamenti per attraversare la zona di sviluppo successiva.
  • La difficoltà d’astrazione: poiché possiede un cervello visivo e concreto, l’autistico non tiene conto di ciò che non si vede, e cioè dell’astrazione, delle interazioni e della socialità. Il suo cervello coglie gli aspetti percettivi ma non quelli sociali, il che fa di lui un individuo “socialmente cieco”.
  • La difficoltà di recuperare le informazioni in tempo reale: il cervello non è in grado di elaborare in tempo reale le informazioni che lo riguardano. È per questa ragione che gli autistici spesso rispondono “non lo so” quando gli viene posta una domanda personale, che riguardi la loro esperienza. Per questo si dice spesso, sbagliando, che gli autistici non provano emozioni.

Non si conoscono ancora le cause dell’autismo. Secondo gli esperti si potrebbe trattare di una combinazione tra fattori genetici e alterazioni congenite.
L’autismo è un problema di connessioni cerebrali che condiziona lo sviluppo dell’individuo. Poiché il cervello autistico funziona in maniera diversa, anche la gestione delle informazioni è completamente differente. Nonostante ciò, nelle forme non gravi, l’autistico può, se preso in tempo, diventare un individuo normale ed autonomo.

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