Il tendine d’Achille è la struttura più robusta del nostro corpo, ma anche una delle più esposte a traumi e patologie. Atleti, sportivi amatoriali e persino persone sedentarie possono trovarsi a fare i conti con dolore, infiammazioni o rotture improvvise che compromettono la mobilità quotidiana. Per capire meglio quali sono le problematiche più frequenti e come affrontarle, abbiamo intervistato il Dott. Matteo Guelfi, chirurgo ortopedico specializzato nel trattamento delle patologie della caviglia.
Dottore, quali sono le patologie più comuni che interessano i tendini della caviglia?
«Le patologie più comuni sono le lesioni tendinee e le tendinopatie. Tra i tendini della caviglia quello maggiormente colpito è senza dubbio il tendine d’Achille. Questo può andare incontro principalmente a due tipi di problemi: eventi acuti, come le rotture, oppure problematiche croniche, cioè le tendinopatie. Nel primo caso parliamo di un evento improvviso, nel secondo invece di sofferenze tendinee che si sviluppano nel tempo. Le tendinopatie possono essere di due tipi: inserzionali o non inserzionali.
La tendinopatia non inserzionale è tipica dell’”overuse”, cioè dell’utilizzo eccessivo del tendine. Colpisce la parte centrale, che è caratterizzata da una scarsa vascolarizzazione, e questo porta dolore, e gonfiore con inspessimento del tendine.
Diverso è il discorso per la tendinopatia inserzionale, una delle più comuni, che rientra nel cosiddetto morbo di Haglund. Qui la causa principale è lo sfregamento del tendine contro la parte posteriore del calcagno. Questo attrito ripetuto provoca una sofferenza cronica che si concentra proprio nel punto di inserzione del tendine all’osso».
Quando si rende necessario l’intervento chirurgico?
«Di fronte a una tendinopatia cronica, il primo passo è sempre quello conservativo: fisioterapia, terapie mirate e qualche accorgimento con scarpe o solette. Nella maggior parte dei casi questi trattamenti funzionano molto bene.
Se però il problema non passa, allora si prende in considerazione l’intervento chirurgico. Questo succede soprattutto nelle tendinopatie inserzionali, che spesso hanno una causa meccanica: se non si elimina il conflitto con l’osso, è difficile risolvere davvero. In questi casi la chirurgia mini-invasiva dà ottimi risultati.
Le tendinopatie non inserzionali, invece, nella maggioranza dei casi si riescono a trattare senza bisturi, grazie a fisioterapia e medicina rigenerativa. Però, se nonostante tutto i sintomi non migliorano, anche lì si può arrivare all’intervento».
Molti pazienti si chiedono: come distinguere una rottura da una infiammazione?
«Quando parliamo di tendine d’Achille, la differenza è abbastanza netta. La rottura è un evento acuto, che capita spesso durante l’attività sportiva, magari per un cambio di direzione improvviso o una contrazione violenta del polpaccio. Chi la subisce descrive la sensazione come se un elastico si spezzasse, oppure come se qualcuno avesse dato un calcio da dietro. Non a caso, molti pazienti si girano convinti di essere stati colpiti, ma in realtà non c’è nessuno.
Il dolore non sempre è fortissimo, ma la funzionalità viene meno subito: si cade a terra, non si riesce più a muovere la caviglia né ad appoggiare il piede. Quasi sempre si associano gonfiore e, talvolta, ematomi. In questi casi serve subito una valutazione ortopedica, perché l’intervento chirurgico è quasi sempre necessario.
Le tendinopatie croniche, invece, hanno un andamento molto diverso: non c’è un episodio improvviso, ma dolore e limitazioni che compaiono gradualmente e peggiorano con il tempo. In alcuni casi, su un tendine già sofferente, può comparire anche una lesione parziale, che peggiora i sintomi e rende più difficile la guarigione».
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