L’Italia si conferma ai vertici europei nella lotta contro il cancro. Dal 2020 i decessi per tumore tra gli uomini sono diminuiti del 14.5%, il calo più marcato in tutte l’Unione Europea. Aumenta, dunque, la sopravvivenza dei pazienti oncologici, ma gli esperti lanciano l’allarme: servono più risorse economiche e più personale per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più numerosa che convive con la malattia.
L’appello arriva dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), durante la conferenza stampa di presentazione del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) di Berlino (17-21 ottobre).
“Questi risultati dimostrano la qualità del nostro Servizio Sanitario Nazionale – sottolinea l’Aiom – ma per mantenere e migliorare il livello delle cure servono investimenti maggiori nell’oncologia”.
L’Italia davanti ai grandi Paesi Ue
Nel dettaglio, tra il 2020 e il 2025, in Italia si stima una riduzione della mortalità per tumore del 14.5% negli uomini e del 5% nelle donne. Numeri nettamente migliori rispetto alla media europea, dove il calo previsto è del 3.5% e dell’1.2% rispettivamente. Il drastico calo tra gli uomini italiani è dovuto in particolare alla diminuzione delle morti per tumore al polmone (-24.4%) e allo stomaco (-24.3%).
Servono più risorse e personale
Nonostante i progressi, restano criticità importanti: “Il numero di persone che vive con il cancro è in continuo aumento, ma le risorse e il personale disponibili non crescono di pari passo – spiega Francesco Perrone, presidente Aiom -. Negli ultimi anni i finanziamenti al Servizio sanitario nazionale sono rimasti insufficienti rispetto ai bisogni reali”.
Nel solo 2024, si stimano 390.100 nuovi casi di tumore in Italia. Per garantire cure omogenee e di qualità su tutto il territorio, “è fondamentale completare l’attuazione delle reti oncologiche regionali”, ricorda Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom.
Attualmente solo la metà delle Regioni dispone di una rete funzionante. Dove mancano strutture coordinate, si tende a creare piccole reti dedicate a singoli tumori, generando però disuguaglianze tra i pazienti.
Alla carenza di risorse si aggiunge quella del personale sanitario. “In oncologia servono più professionisti: radioterapisti, anatomopatologi, chirurghi – avverte Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo –. È necessario anche integrare le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, per migliorare la gestione clinica e accelerare l’accesso alle terapie”.
La prevenzione resta decisiva
Sebbene l’Europa rappresenti meno del 10% della popolazione mondiale, registra un quarto delle diagnosi oncologiche globali. Eppure, secondo Saverio Cinieri, presidente della Fondazione Aiom, “il 40% dei tumori può essere prevenuto adottando stili di vita sani”.
In Italia, ad esempio, fuma ancora il 24% degli adulti, un dato in calo rispetto al 30% del 2008 ma comunque elevato.
Se gli obiettivi di riduzione del tabagismo fossero raggiunti, si potrebbero evitare quasi due milioni di nuovi casi di cancro in Europa entro il 2050. La lotta al fumo è una delle quattro priorità del Piano europeo contro il cancro (Europe’s Beating Cancer Plan), che punta a creare una “generazione libera dal tabacco”: entro il 2040, l’obiettivo è ridurre sotto il 5% la quota di europei fumatori.

