Troppa burocrazia negli ospedali: meno tempo per la relazione tra oncologo e paziente

Negli ultimi anni la pratica clinica in oncologia si è progressivamente arricchita di nuove terapie, tecnologie diagnostiche e percorsi assistenziali sempre più complessi. Tuttavia, parallelamente a questi progressi, è cresciuto anche il peso delle attività amministrative che gravano sui medici. Il risultato è un paradosso sempre più evidente: gli oncologi dispongono di meno tempo per il rapporto diretto con i pazienti proprio nel momento in cui la medicina personalizzata richiederebbe maggiore ascolto, spiegazione e condivisione delle decisioni terapeutiche.

L’allarme arriva dal congresso annuale del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo), in programma a Roma, dove gli specialisti hanno presentato un’analisi dedicata al rapporto tra attività clinica, burocrazia e tempo dedicato alla relazione con i pazienti.

Sempre più burocrazia nella giornata dell’oncologo

Secondo i dati raccolti dagli specialisti, una quota significativa del tempo lavorativo degli oncologi è oggi assorbita da compiti amministrativi. Una precedente indagine del Cipomo aveva già evidenziato come circa il 41% della giornata lavorativa venga dedicato alla burocrazia, mentre solo il 59% è riservato alle attività cliniche e al contatto diretto con i pazienti.

Questo squilibrio ha conseguenze concrete sull’organizzazione delle visite. La prima visita oncologica resta generalmente ben strutturata: quasi il 90% del tempo (88,8%) è dedicato ad anamnesi, valutazione degli esami, definizione del trattamento e raccolta del consenso informato. Nelle fasi successive del percorso assistenziale, tuttavia, emergono criticità rilevanti in circa la metà dei centri oncologici italiani, dove il tempo per il colloquio e l’accompagnamento del paziente tende a ridursi.

Il valore del tempo nella relazione medico-paziente

In oncologia la relazione tra medico e paziente rappresenta una componente essenziale del processo di cura. La diagnosi di tumore comporta spesso un forte impatto emotivo e richiede momenti di confronto approfonditi per comprendere la malattia, discutere le opzioni terapeutiche e affrontare i possibili effetti collaterali.

Il tempo dedicato alla comunicazione e all’ascolto non è quindi un elemento accessorio, ma uno strumento fondamentale per:

  • costruire un rapporto di fiducia tra medico e paziente
  • favorire una maggiore consapevolezza della malattia
  • migliorare l’aderenza alle terapie e al follow-up
  • ridurre incomprensioni e potenziali contenziosi medico-legali

Secondo gli esperti, comprimere questi momenti in pochi minuti rischia di compromettere la qualità della presa in carico e la personalizzazione delle cure.

I “colli di bottiglia” del sistema

L’analisi presentata al congresso evidenzia anche alcuni punti critici nell’organizzazione del lavoro clinico. In particolare, molte delle attività che precedono la visita oncologica risultano prevalentemente di natura organizzativa. Tra queste rientrano, ad esempio:

  • verifica dei referti diagnostici
  • raccolta dei dati anagrafici
  • gestione preliminare del consenso informato
  • inserimento di dati nei database ospedalieri o istituzionali

Si stima che oltre l’86% delle attività pre-visita rientri in questa categoria e potrebbe quindi essere svolto da personale amministrativo o tecnico adeguatamente formato.

Le possibili soluzioni: organizzazione e tecnologia

Per gli oncologi la riduzione del carico burocratico non richiede necessariamente una rivoluzione del sistema sanitario, ma piuttosto una migliore organizzazione delle risorse già disponibili.

Tra le strategie proposte figurano:

  • rafforzamento del personale di supporto, come data manager, infermieri di ricerca e figure amministrative specializzate
  • digitalizzazione dei processi e integrazione dei sistemi informatici
  • utilizzo di intelligenza artificiale e telemedicina per automatizzare la raccolta e la gestione dei dati clinici
  • semplificazione delle procedure amministrative e della modulistica richiesta da strutture ospedaliere e autorità sanitarie

Questi strumenti potrebbero contribuire a ridurre il tempo trascorso dai medici davanti al computer, restituendolo all’attività clinica.

Una visita che non può essere compressa

Gli specialisti sottolineano che la visita oncologica rimane un momento insostituibile e non delegabile, che richiede tempi adeguati per essere realmente efficace. In un contesto sanitario sempre più orientato a parametri di produttività e gestione economica, il rischio è quello di valutare la qualità dell’assistenza esclusivamente sulla base del minutaggio.

Secondo gli oncologi, però, la relazione con il paziente genera un valore che non può essere ridotto a criteri quantitativi. Garantire spazio alla comunicazione e all’ascolto significa migliorare non solo l’esperienza di cura dei pazienti e delle loro famiglie, ma anche la soddisfazione professionale dei medici e, più in generale, la qualità complessiva del sistema sanitario.

In questo senso, la riduzione della burocrazia rappresenta oggi una delle sfide organizzative più urgenti per permettere all’oncologia di mantenere al centro ciò che conta di più: la persona malata.

Fonti: Corriere Salute

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