Arrivano risultati molto incoraggianti dal congresso mondiale di oncologia ASCO in corso a Chicago. A cinque anni dall’inizio della sperimentazione, il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma continua a mostrare dati estremamente positivi: il 92,2% dei pazienti trattati è ancora vivo, contro il 71,3% del gruppo che ha ricevuto la sola terapia standard.
Lo studio di fase 2b Keynote-942 ha inoltre evidenziato che la combinazione tra il vaccino sperimentale intismeran e l’immunoterapia con pembrolizumab riduce del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% il rischio che la malattia sviluppi metastasi a distanza nei pazienti affetti da melanoma ad alto rischio.
Melanoma, i dati pubblicati dopo lo studio
I dati, presentati all’ASCO e pubblicati contemporaneamente sul Journal of Clinical Oncology, confermano la solidità di un approccio che punta sulla medicina di precisione. In Italia è già in corso lo studio internazionale di fase 3, avviato per primo all’Istituto Pascale di Napoli sotto la guida dell’oncologo Paolo Ascierto.
«I risultati confermano che la strada intrapresa con i vaccini a mRNA è quella giusta e che i benefici della combinazione con l’immunoterapia si mantengono nel tempo», ha spiegato Ascierto. Tra i 157 pazienti coinvolti nello studio, il 68,8% di coloro che hanno ricevuto vaccino e immunoterapia risulta libero da malattia a cinque anni dall’intervento chirurgico, contro il 49,1% del gruppo trattato con la sola immunoterapia.
La particolarità della terapia: la personalizzazione
La particolarità di questa terapia è la sua totale personalizzazione. Dopo l’asportazione del tumore, i ricercatori analizzano il melanoma del singolo paziente per identificare specifici neoantigeni, ovvero le caratteristiche molecolari uniche della malattia. Sulla base di queste informazioni viene creato un vaccino “su misura” che insegna al sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue.
Secondo gli esperti, la tecnologia a mRNA potrebbe rappresentare una svolta non soltanto per il melanoma. «Stiamo già testando questo approccio anche nel tumore del polmone e in altre neoplasie particolarmente difficili da trattare», ha aggiunto Ascierto. Se i risultati della fase 3 confermeranno quanto emerso finora, la medicina personalizzata potrebbe diventare uno dei pilastri delle future terapie oncologiche.

