Parodontite, gli impianti dentali sono una valida soluzione? – Dott. Fabio Currarino

Quando si parla di parodontite, è facile pensare che la perdita di un dente trovi sempre una soluzione nell’implantologia. In realtà, l’impiego di impianti dentali richiede un’attenta valutazione, soprattutto nei pazienti con una storia di malattia parodontale. secondo il Dott. Fabio Currarino, DDS, PhD, il principio guida resta uno solo: preservare i propri denti ogni volta che è possibile.

Il valore dei denti naturali

Per gli specialisti della parodontologia, mantenere il dente naturale rappresenta sempre l’obiettivo principale. Questo vale soprattutto per i pazienti affetti da parodontite, una malattia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti di sostegno dei denti.

“Nel paziente parodontale esiste spesso una componente di suscettibilità genetica”, sottolinea il Dott. Currarino. “Noi possiamo controllare i batteri responsabili della malattia, ma non possiamo modificare la predisposizione genetica del paziente.”

Proprio questa caratteristica rende ancora più importante conservare il più a lungo possibile i denti naturali attraverso terapie mirate e controlli periodici.

Gli impianti non sono esenti da rischi

Sebbene gli impianti rappresentino una terapia altamente predicibile, non sono immuni da complicanze. Nei pazienti predisposti può infatti svilupparsi la perimplantite, una patologia infiammatoria che interessa i tessuti intorno all’impianto.

“Quando inseriamo un impianto in un paziente geneticamente suscettibile, il rischio biologico rimane”, spiega il Dott. Currarino. “Può quindi instaurarsi un processo infiammatorio attorno all’impianto chiamato perimplantite.”

Questa condizione viene spesso definita una delle nuove sfide dell’implantologia moderna. “Si parla addirittura di una pandemia della perimplantite”, osserva l’esperto. “È una malattia spesso subdola, inizialmente asintomatica, ma può provocare una progressiva distruzione dell’osso che sostiene l’impianto.”

Una complicanza difficile da trattare

La perimplantite rappresenta una delle complicanze più complesse da gestire in odontoiatria. Proprio perché nelle fasi iniziali può non dare sintomi evidenti, il problema rischia di essere diagnosticato quando il danno osseo è già avanzato.

“La terapia è spesso molto difficile”, evidenzia il Dott. Currarino. “Quando si verifica una perdita importante di osso attorno all’impianto, anche un’eventuale riabilitazione successiva diventa particolarmente complessa.”

Per questo motivo risultano fondamentali controlli periodici, un’attenta igiene orale e il monitoraggio costante degli impianti nel tempo.

Il messaggio più importante

Per il Dott. Currarino il concetto è chiaro: “Sì agli impianti quando un dente è realmente perso e non è più recuperabile. Ma il nostro primo obiettivo deve sempre essere quello di salvare i denti naturali.”

La prevenzione delle malattie parodontali, la diagnosi precoce e le cure conservative consentono oggi, nella maggior parte dei casi, di mantenere i propri denti per molti anni. Gli impianti rappresentano una straordinaria risorsa dell’odontoiatria moderna, ma non sostituiscono il valore biologico di un dente naturale quando questo può ancora essere conservato.

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