Parkinson, impiantato a Bologna il primo pacemaker che blocca i sintomi

Nelle scorse settimane è stato effettuato il primo impianto di un dispositivo di ultima generazione per la neurostimolazione profonda in grado di migliorare la vita dei pazienti affetti da Parkinson. L’intervento, condotto da un team di specialisti dell’Irccs dell’azienda Usl di Bologna all’inizio di gennaio su un paziente di 66 anni, segna un importante traguardo. L’Irccs è stato designato Centro pilota nazionale per l’implementazione di questa nuova tecnologia all’inizio dell’anno, come riportato in una nota dell’azienda sanitaria.

La neurostimolazione profonda viene proposta a pazienti che, pur rispondendo ai farmaci, soffrono di fluttuazioni giornaliere che impattano sulla loro qualità di vita. Questo trattamento, mirato a persone specifiche, comporta l’impianto di uno stimolatore che trasmette corrente elettrica per stimolare i nuclei profondi del cervello attraverso elettrodi, migliorando così i sintomi della malattia e la vita del paziente. Questa stimolazione mirata blocca i segnali responsabili dei sintomi motori debilitanti del Parkinson, consentendo a molti di ottenere un maggiore controllo sui movimenti del corpo.

Il dispositivo impiantato

La particolarità di questo intervento risiede nel dispositivo sofisticato, che può stimolare il “nucleo target” e monitorarne l’attività in tempo reale, consentendo ai medici di valutare con precisione l’efficacia della terapia e di ottimizzarla in base alla risposta individuale del paziente. Inoltre, essendo un dispositivo ricaricabile impiantato sotto la pelle nella gabbia toracica, ha una maggiore durata nel tempo, riducendo la necessità di interventi aggiuntivi per la sostituzione della batteria.

Una neurostimolazione più precisa e duratura, insieme a un sistema di ricarica bluetooth che può essere gestito autonomamente dal paziente, contribuiscono significativamente a migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da Parkinson.

Le parole del paziente

Una volta fatti gli esami necessari, che hanno dato via libera, Gabriele Selmi è stato sottoposto all’intervento, durato nove ore, ed effettuato in buona parte con il paziente sveglio, in modo da verificare in tempo reale gli effetti del pacemaker.

“Otto anni fa mi sono accorto che la mano destra tremava leggermente – racconta il paziente a “il Resto del Carlino” –. Il braccio si era irrigidito, allora mi sono rivolto a un neurologo che mi ha diagnosticato il Parkinson. Da allora ho fatto attività fisica, come mi è stato consigliato dai medici, per cercare di contrastare il più possibile gli effetti. Poi siamo arrivati a gennaio di quest’anno quando i professionisti del Bellaria mi hanno consigliato l’intervento. Intervento che mi ha cambiato la vita: avevo un tremore piuttosto forte al braccio destro e questo tremore, adesso, non c’è praticamente più. Era molto invalidante, dovevo tenere sempre ferma la mano”.

La selezione per sottoporsi all’intervento

La stimolazione agisce bloccando i segnali responsabili dei sintomi motori debilitanti. Presso l’Irccs del Bellaria, un team multidisciplinare che include neurologi, neuroradiologi, fisiatri, logopedisti, neuropsicologi, ingegneri specializzati nell’analisi della marcia, neurochirurghi e anestesisti dedicati alla neurostimolazione, sta rivoluzionando le terapie per i pazienti affetti da Parkinson grazie all’innovazione tecnologica. Tuttavia, non tutti sono candidati ad interventi di questo tipo, ma circa il 5% dei pazienti è idoneo: vengono selezionati individui abbastanza giovani, con integrità cognitiva, in uno stadio non avanzato della malattia e ben controllato con farmaci. Secondo il neurochirurgo Alfredo Conti, la stimolazione comporta notevoli benefici, non solo nell’attenuare o risolvere i sintomi, ma anche nel ridurre significativamente, fino al 50%, la necessità di farmaci durante il giorno, riducendo così gli effetti collaterali gravi che spesso limitano l’efficacia del trattamento farmacologico del Parkinson.

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