Il calcio italiano piange Franco Baresi, storico capitano del Milan e campione del mondo con la Nazionale nel 1982. L’ex difensore rossonero è morto all’età di 66 anni dopo una lunga malattia legata a un nodulo polmonare, per il quale era stato operato nel 2025 e successivamente sottoposto a cure oncologiche. La notizia è stata confermata dall’AC Milan, che ha ricordato il suo vicepresidente onorario come uno dei simboli più grandi della storia del club.
Una carriera irripetibile tra Milan e Nazionale
Bandiera assoluta del Milan, Baresi ha vestito esclusivamente la maglia rossonera per vent’anni, dal debutto nel 1977 fino al ritiro nel 1997. In carriera ha collezionato oltre 700 presenze, conquistando sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni/Champions League, due Coppe Intercontinentali e numerosi altri trofei. Capitano per quindici stagioni, ha rivoluzionato il ruolo del libero grazie a una straordinaria intelligenza tattica, diventando un punto di riferimento per generazioni di difensori. Al termine della carriera il Milan ha ritirato la sua iconica maglia numero 6, un omaggio riservato ai più grandi.
Con la Nazionale italiana ha disputato 81 partite, vincendo il Mondiale del 1982 e guidando gli Azzurri fino alla finale di USA ’94, rimasta nella memoria anche per il suo incredibile rientro in campo poche settimane dopo un intervento al ginocchio.

La malattia: che cos’è un nodulo polmonare
La malattia che ha portato alla morte di Franco Baresi è iniziata con la diagnosi di un nodulo polmonare, una formazione anomala individuata nel tessuto del polmone attraverso esami radiologici. Un nodulo non è necessariamente un tumore: può avere origine benigna, ad esempio per infezioni o cicatrici, ma in alcuni casi rappresenta una neoplasia in fase iniziale e richiede approfondimenti diagnostici e, quando necessario, l’asportazione chirurgica.
Nel caso dell’ex capitano rossonero, dopo l’intervento chirurgico erano state avviate ulteriori terapie oncologiche, segno che la lesione aveva richiesto un percorso di cura complesso. Nonostante le cure e una recente apparizione pubblica alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, la malattia è progressivamente peggiorata fino al decesso.

