Dalla raccolta dei dati ambientali alla condivisione con le piattaforme europee: Antonio Novellino spiega come nello Spoke 3 del progetto RAISE cittadini, robotica e AI contribuiscano alla tutela dell’ambiente marino.
Coinvolgere direttamente i cittadini nel monitoraggio dell’ambiente marino grazie a tecnologie digitali e strumenti di intelligenza artificiale. È uno degli obiettivi dello Spoke 3 del progetto RAISE, finanziato nell’ambito del PNRR e dedicato alla protezione e cura dell’ambiente. Nella nuova puntata di QUI Talk ne parla Antonio Novellino, responsabile della Market Line Smart City di ETT S.p.A., Deda Group, che all’interno dell’iniziativa lavora sulla gestione dei dati ambientali e sul dialogo con i principali programmi europei di osservazione del mare.
In RAISE anche i cittadini partecipano
“Gli strumenti sviluppati nell’ambito del progetto possono essere utilizzati durante attività comuni come pesca, vela o escursioni in mare. Attraverso sensori e dispositivi digitali è possibile raccogliere informazioni utili sullo stato dell’ambiente: temperatura dell’acqua, condizioni atmosferiche, pressione e vento, ma anche eventuali inquinanti presenti nell’aria. In questo modo la raccolta dei dati diventa più capillare e continua nel tempo”. Novellino spiega come il contributo dei cittadini sia stato cruciale: “Abbiamo sviluppato strumenti che permettono anche ai non ricercatori di partecipare alla raccolta dei dati ambientali. In particolare abbiamo lavorato su un progetto chiamato TACS – Technology Assisted Citizen Science, che utilizza tecnologie robotiche e intelligenza artificiale per coinvolgere attivamente i cittadini nelle attività di monitoraggio. L’idea è ampliare la rete di osservazione ambientale, trasformando anche chi vive e frequenta il mare in un potenziale contributore alla ricerca scientifica”.
Oltre RAISE
Le soluzioni e i dati raccolti nell’ambito dello Spoke 3 di RAISE non restano confinati al progetto, ma vengono condivisi con le principali infrastrutture europee dedicate al monitoraggio del mare. “Tra queste – continua Novellino – c’è EMODnet (European Marine Observation and Data Network) e il programma Copernicus Marine Service, che raccolgono e integrano informazioni ambientali provenienti da numerose fonti”. Ma non è finita qui: “I dati contribuiscono anche allo sviluppo di EDITO – European Digital Twin Ocean, il gemello digitale degli oceani. Si tratta di una piattaforma avanzata che permette di simulare scenari futuri e comprendere meglio l’evoluzione degli ecosistemi marini, supportando strategie e politiche ambientali sia a livello europeo che locale”.
Il controbuto alla ricerca ambientale
Con RAISE si guarda al futuro della ricerca: “Le tecnologie digitali e robotiche permettono di aumentare la quantità e la qualità delle informazioni disponibili, ampliando la copertura geografica e temporale del monitoraggio. Questo consente di costruire modelli scientifici sempre più accurati e di comprendere meglio lo stato dell’ambiente e degli ecosistemi, aiutando istituzioni e cittadini a individuare strategie efficaci per affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alla tutela dell’ambiente”.

