L’IA può sbagliare una diagnosi? I rischi che i pazienti devono conoscere

Dalla lettura delle immagini diagnostiche ai chatbot sanitari, l’IA è sempre più presente nei sistemi di cura. L’OMS richiama l’attenzione sulla sicurezza, sulla formazione dei professionisti e sulla responsabilità clinica.

L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente nell’organizzazione e nell’erogazione dell’assistenza sanitaria. Può supportare l’analisi delle immagini radiologiche, contribuire a individuare anomalie, aiutare a elaborare informazioni cliniche e facilitare alcune attività amministrative. Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, pubblicato nell’aprile 2026, ha fotografato l’adozione di queste tecnologie nei 27 Paesi dell’Unione europea. Il 74% dei Paesi coinvolti ha dichiarato di utilizzare strumenti di IA a supporto della diagnostica, mentre il 63% ha segnalato l’impiego di chatbot per l’interazione con i pazienti. I dati descrivono l’adozione a livello nazionale, non la quota di esami o di pazienti effettivamente gestiti con l’intelligenza artificiale.

Diagnosi più rapide, ma non infallibili

In radiologia e in altri ambiti diagnostici, gli algoritmi possono aiutare a individuare reperti sospetti e a dare priorità ai casi che richiedono una valutazione tempestiva. In alcune applicazioni possono contribuire a rendere più efficiente il lavoro dei professionisti e a ridurre il rischio che determinate anomalie passino inosservate. Le prestazioni, tuttavia, dipendono dal tipo di tecnologia, dalla qualità dei dati utilizzati per svilupparla e dalla popolazione su cui viene impiegata. Un sistema addestrato su dati poco rappresentativi può produrre risultati meno accurati per alcuni gruppi di pazienti. Per questo, prima di entrare nella pratica clinica, gli strumenti devono essere sottoposti a verifiche e valutazioni adeguate al loro impiego.

Chatbot sanitari: attenzione alle risposte automatiche

Un altro ambito in espansione è quello degli assistenti virtuali che rispondono alle domande sulla salute, forniscono indicazioni organizzative o aiutano a orientarsi tra i servizi. Questi strumenti possono essere utili per ottenere informazioni generali, ma non sono necessariamente in grado di distinguere una situazione banale da una condizione che richiede un intervento tempestivo. Possono inoltre fornire risposte inesatte, incomplete o formulate con un’apparente sicurezza. Chi li utilizza dovrebbe evitare di condividere dati personali e referti identificativi, verificare le informazioni attraverso fonti sanitarie autorevoli e non modificare terapie sulla base di una risposta automatica. In presenza di sintomi importanti, il confronto con un professionista resta essenziale.

Il medico mantiene la responsabilità delle decisioni cliniche

L’OMS sottolinea che l’introduzione dell’intelligenza artificiale deve essere accompagnata da formazione, regole trasparenti e coinvolgimento dei cittadini. Un algoritmo può offrire un supporto, ma la decisione clinica richiede di considerare la storia del paziente, i sintomi, gli altri esami e il contesto complessivo. Per il cittadino è quindi importante sapere quando una tecnologia viene utilizzata, quali sono i suoi limiti e a chi rivolgersi per chiarimenti. La sfida non consiste soltanto nel rendere disponibili strumenti più sofisticati, ma nel garantire che il loro impiego migliori la qualità delle cure senza compromettere sicurezza, equità e rapporto di fiducia tra medico e paziente.

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