venerdì, Dicembre 5, 2025

Microplastiche trovate in ovaie e placenta: possibile minaccia per la fertilità femminile

Serio rischio per la salute riproduttiva femminile | Qui Salute Magazine

Le microplastiche potrebbero rappresentare un serio rischio per la salute riproduttiva femminile: recenti studi hanno individuato la presenza di queste particelle sia nella placenta che nelle ovaie.

La scoperta della presenza di microplastiche

La ricerca, coordinata dal dottor Luigi Montano e condotta su donne che si stavano sottoponendo a trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA), ha evidenziato che 14 partecipanti su 18 avevano microplastiche nel fluido follicolare, la sostanza che circonda gli ovociti. Questa contaminazione potrebbe compromettere la qualità degli ovuli, interferire con l’equilibrio ormonale e avere un impatto negativo sulla fertilità.

Un primo segnale d’allarme risale già al 2020, quando Antonio Ragusa, allora primario di ostetricia e ginecologia presso l’ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma, insieme al suo team e al Politecnico delle Marche, aveva individuato particelle di plastica in sei placente di donne in buona salute.

Secondo Silvia Vaccari, presidente della Federazione nazionale degli ordini della professione ostetrica (FNOPO), “queste evidenze scientifiche non possono più essere ignorate. Proteggere la salute riproduttiva delle donne deve diventare una priorità di sanità pubblica. È fondamentale avviare azioni di monitoraggio, informazione e prevenzione, soprattutto nei confronti delle donne in gravidanza o in età fertile”.

Con la stagione estiva aumentano i rischi

Con l’arrivo della stagione estiva, l’esposizione inconsapevole alle microplastiche può aumentare. Le alte temperature favoriscono il rilascio di sostanze nocive dai materiali plastici: un processo noto come desorbimento. “Il caldo intensifica il pericolo, facilitando il trasferimento delle microplastiche da contenitori e oggetti di uso quotidiano al nostro organismo”, ha sottolineato ancora Vaccari.

Tra i veicoli più comuni di contaminazione, spesso sottovalutati, ci sono bottiglie d’acqua lasciate al sole, contenitori in plastica scaldati nel microonde, bustine da tè e tazze di carta cerata. L’associazione raccomanda maggiore consapevolezza e attenzione nelle scelte quotidiane.

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