Dolore al pollice e videogiochi: cos’è il gamer’s thumb e quando preoccuparsi

Ore davanti alla console, movimenti rapidi e ripetitivi del pollice, pause ridotte al minimo. Per chi gioca frequentemente ai videogiochi, soprattutto con controller e dispositivi che richiedono un uso intenso delle dita, un fastidio alla mano può sembrare un disturbo passeggero. Quando il dolore persiste o compare ogni volta che si muove il pollice, è importante non sottovalutarlo. Tra le condizioni associate all’uso ripetitivo della mano c’è anche la tenosinovite di De Quervain, comunemente indicata come “gamer’s thumb”.

Gamer’s thumb, che cos’è e perché può comparire

Il termine “gamer’s thumb” non identifica una diagnosi completamente distinta, ma viene utilizzato per descrivere disturbi del pollice legati soprattutto all’uso ripetitivo. In particolare, uno dei problemi più frequentemente associati è la tenosinovite di De Quervain, un’infiammazione dei tendini che permettono il movimento del pollice nella zona del polso.

Il meccanismo è legato alla ripetizione continua degli stessi gesti: durante una sessione di gioco il pollice può essere impegnato per lungo tempo in movimenti rapidi, mantenuti e ripetuti. Lo sfregamento dei tendini all’interno del loro compartimento può provocare dolore e irritazione, soprattutto sul lato del polso vicino alla base del pollice.

Dolore al pollice: i segnali da non ignorare

Il primo campanello d’allarme è un dolore che non si limita al momento in cui si sta giocando, ma tende a ripresentarsi anche nelle attività quotidiane. Può comparire durante il movimento del pollice o del polso, quando si afferra un oggetto, si stringe la mano o si compiono gesti apparentemente semplici. Possono inoltre comparire rigidità e sensibilità nella zona interessata.

Non tutti i dolori al pollice, però, hanno la stessa origine. Un dolore associato a uno scatto o a un vero e proprio blocco del dito, per esempio, può essere riconducibile al cosiddetto dito a scatto, un’altra condizione che coinvolge i tendini. Per questo è importante evitare l’autodiagnosi e valutare la persistenza dei sintomi con un professionista.

Perché giocare troppo può mettere sotto stress mano e polso

Il problema non riguarda esclusivamente i videogiochi. Smartphone, tablet e altre tecnologie hanno moltiplicato le attività quotidiane che richiedono movimenti ripetitivi delle dita e dei pollici.

Nel gaming, tuttavia, la combinazione tra durata delle sessioni, rapidità dei movimenti e ripetizione dello stesso gesto può aumentare lo stress sulle strutture della mano e del polso. Le problematiche muscolo-scheletriche associate al gaming possono comprendere, oltre al “gamer’s thumb”, anche dolori al collo e alla schiena, tendinopatie del gomito e sindrome del tunnel carpale.

Il punto, quindi, non è demonizzare il videogioco, ma riconoscere quando l’attività sta diventando eccessiva per il sistema muscolo-scheletrico.

Quando è necessario rivolgersi a uno specialista

Un fastidio occasionale dopo un’attività intensa non significa necessariamente che ci sia una patologia. Diverso è il caso di un dolore che si ripete, limita i movimenti o non migliora riducendo l’attività.

La valutazione specialistica consente di distinguere una semplice irritazione da una vera tendinopatia o da altre condizioni della mano e del polso. In presenza di una tenosinovite di De Quervain, il trattamento può prevedere terapia della mano, immobilizzazione e, quando necessario, ulteriori interventi come infiltrazioni; nei casi persistenti o più severi può essere presa in considerazione anche la chirurgia.

Il controller non è di per sé un nemico della salute. A fare la differenza sono soprattutto frequenza, durata e modalità di utilizzo. Imparare a riconoscere un dolore che si ripresenta, concedersi pause e modificare le abitudini quando compaiono i primi sintomi può aiutare a evitare che un semplice fastidio si trasformi in un problema più persistente.

Per chi trascorre molte ore davanti a una console, dunque, il messaggio è semplice: se il pollice fa male, non è un segnale da mettere in pausa solo quando termina la partita. È un segnale da ascoltare

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