La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, nel corso del suo intervento alla manifestazione politica Atreju, tenutasi presso Castel Sant’Angelo, è stata al centro di un acceso momento di dibattito civile con un gruppo di studenti di medicina, che l’hanno contestata esponendo forti preoccupazioni sull’attuale riforma dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina, in particolare in merito al cosiddetto “semestre filtro” e al rischio, denunciato dai ragazzi, di dover perdere un anno di studi.
Il malessere degli universitari
Le voci dei giovani universitari hanno messo in evidenza un malessere diffuso tra chi sta affrontando questa fase formativa: «Non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno» hanno urlato, chiedendo un confronto diretto con la titolare del dicastero. L’accusa di difficoltà nel percorso accademico trova radici nella recente riforma che ha spostato la selezione dall’ingresso agli esami del primo semestre, creando incertezza tra gli iscritti e amplificando il senso di frustrazione.
La risposta della Ministra Bernini
Dal palco, la Ministra Bernini ha risposto richiamando un’immagine forte, declinata con parole tratte da una memoria storica di riferimento politico: «Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità», ha affermato, suscitando reazioni contrastanti tra i presenti e nel dibattito pubblico.
Nel suo intervento la Ministra ha poi difeso l’azione di governo in ambito universitario, ricordando gli investimenti effettuati sull’istruzione superiore e sulle borse di studio, e ribadendo la volontà di proseguire con la riforma, volta a valorizzare il merito e la formazione scientifica. Voci istituzionali e osservatori politici hanno sottolineato come la risposta del ministro non abbia affrontato direttamente le criticità sollevate dagli studenti, dando invece rilievo al contesto più ampio delle politiche universitarie.
Il confronto, seppur breve e segnato da toni forti, si inserisce in un più ampio scenario di riflessione sulla transizione delle riforme accademiche italiane, sulle modalità di ascolto delle istanze giovanili e sul ruolo delle istituzioni nel mediare tra esigenze di sistema e pressanti preoccupazioni del mondo studentesco.

