Il ministro: «Restano garantiti Lea, programmazione nazionale e solidarietà tra le Regioni»
L’autonomia differenziata non rappresenta una minaccia per il Servizio sanitario nazionale e non comporterà un aumento della mobilità sanitaria tra le Regioni. È il messaggio lanciato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in audizione davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato nell’ambito dell’esame degli schemi di pre-intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Secondo il ministro, le nuove forme di autonomia dovranno favorire una gestione più efficiente a livello regionale senza compromettere i principi di universalità e solidarietà che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo, ha spiegato, resta quello di migliorare l’organizzazione del sistema mantenendo intatti i diritti dei cittadini su tutto il territorio.
Nessun cambiamento per finanziamenti e contratti
Schillaci ha chiarito che la riforma non modifica la programmazione nazionale, gli standard di riferimento né i Livelli essenziali di assistenza (Lea). L’autonomia prevista, ha sottolineato, riguarda esclusivamente una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse già disponibili, senza incidere sul finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale o sulla ripartizione dei fondi tra le Regioni.
Il ministro ha inoltre precisato che resteranno invariati gli obblighi delle Regioni nei confronti della finanza pubblica e che dovrà essere garantita la neutralità degli effetti sullo Stato, compresi quelli legati alla mobilità sanitaria. Nessuna novità, infine, anche sul fronte del personale: gli schemi non introducono una disciplina autonoma dei contratti di lavoro né modificano l’attuale sistema di contrattazione collettiva nazionale.
«Confermata l’impostazione del regionalismo sanitario»
Nel corso dell’audizione, Schillaci ha evidenziato come gli schemi di autonomia confermino sostanzialmente l’assetto del regionalismo sanitario costruito negli ultimi anni, senza alterarne l’equilibrio. Pur prevedendo alcuni margini aggiuntivi di autonomia, la struttura del sistema rimane infatti invariata.
Il ministro ha ribadito che continuerà a essere lo Stato a definire i Livelli essenziali di assistenza, i vincoli di spesa e le garanzie sul diritto alla salute, assicurando al tempo stesso l’equilibrio finanziario del sistema sanitario nazionale. Secondo Schillaci, le nuove forme di autonomia non trasferiscono intere materie sanitarie alle Regioni e risultano pienamente compatibili con quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale del 2024.
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