L’obiettivo è chiaro: rendere utilizzabili e collegati tra loro i dati sanitari di circa 59 milioni di italiani, inserendoli in un sistema europeo capace di migliorare cure, prevenzione e ricerca.
L’Italia e il sistema operativo entro il 2029
L’Italia accelera su questo fronte e punta a rendere pienamente operativo entro il 2029 lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari. Un passaggio che segna un cambiamento importante: la sanità pubblica si prepara a sfruttare davvero, e su larga scala, i dati e l’intelligenza artificiale.
Se n’è parlato al Data Summit 2026, ospitato al Senato, dove istituzioni italiane ed europee hanno fatto il punto su una delle trasformazioni più ambiziose degli ultimi anni. La sfida è concreta: trasformare milioni di documenti clinici in dati strutturati e utilizzabili, capaci di fare la differenza nella vita reale delle persone.
Come funziona questo progetto tra sanità e IA
Il cuore del progetto è il nuovo Ecosistema dei Dati Sanitari (Eds), costruito sul Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. L’idea è semplice ma potente: i dati resteranno nei sistemi regionali, ma saranno finalmente collegati tra loro e interoperabili sia a livello nazionale che europeo.
Un principio guida è stato ribadito con forza: i dati sanitari sono dei cittadini, non delle piattaforme. Un tema sempre più centrale, non solo dal punto di vista etico, ma anche economico.
Dal punto di vista tecnico, il sistema si reggerà su due infrastrutture principali. Da una parte MyHealth@EU, già attiva per lo scambio di prescrizioni e informazioni cliniche. Dall’altra HealthData@EU, pensata per sostenere ricerca scientifica e politiche sanitarie.
Ma il vero punto di svolta sarà l’intelligenza artificiale. L’Unione Europea ha già previsto investimenti miliardari per sviluppare algoritmi avanzati, che si baseranno proprio sull’analisi dei dati sanitari.
Il delicato tema della privacy
Tutto questo, però, apre anche interrogativi delicati. Il tema della privacy resta centrale: i dati sulla salute rappresentano la parte più sensibile della nostra vita. Come è stato sottolineato durante il summit, da un lato sono uno strumento fondamentale per il progresso scientifico, dall’altro impongono una riflessione profonda sull’equilibrio tra diritti individuali e interesse collettivo.
Per accelerare il percorso è stato presentato anche il Data Pact, un accordo tra istituzioni e stakeholder che prevede cinque azioni concrete: tra queste, l’attuazione dell’Eds entro il 2026 e la creazione di organismi dedicati alla gestione e all’accesso ai dati.
Il governo, intanto, conferma la linea. L’obiettivo è portare l’Italia tra i paesi più avanzati nell’uso dei dati in sanità, riducendo allo stesso tempo le disuguaglianze tra territori. Una sfida complessa, ma decisiva: perché il futuro della sanità passa sempre di più dai dati. E da come scegliamo di usarli.

