Nuove droghe, giovani in pronto soccorso: «Non sanno sempre che cosa stanno assumendo»

In Italia aumentano gli accessi ospedalieri legati alle sostanze stupefacenti. Nel 2025 sono state registrate 9.641 emergenze, il 15% in più in un anno, e un paziente su dieci era minorenne. A preoccupare sono anche le sostanze di composizione incerta e il consumo combinato di più droghe.

Quasi 10mila accessi in un anno: il 10% riguarda minorenni

Non sempre chi assume una droga sa davvero che cosa sta introducendo nell’organismo. Le sostanze possono essere vendute con nomi poco indicativi della loro composizione, contenere principi attivi inattesi oppure essere mescolate ad altri composti. Un’incertezza che può trasformare un consumo occasionale in un’emergenza sanitaria, soprattutto quando si tratta di molecole nuove, di cui gli effetti sono ancora poco conosciuti.

A fotografare la situazione italiana è la Società Italiana Patologie da Dipendenza (SIPaD). Nel 2025 i pronto soccorso hanno registrato 9.641 accessi per condizioni direttamente correlate all’uso di droghe, il 15% in più rispetto all’anno precedente. Quasi la metà dei pazienti presentava una psicosi indotta da sostanze; nell’11% dei casi si è reso necessario il ricovero e, tra questi pazienti, il 17% è stato trasferito in terapia intensiva. Il dato che richiama maggiormente l’attenzione riguarda i più giovani: il 10% degli accessi ha coinvolto minorenni.

I numeri, diffusi dalla SIPaD nell’ottobre 2026 sulla base dei dati relativi al 2025, descrivono un quadro nel quale le emergenze non possono essere lette soltanto attraverso le droghe tradizionali. Cambiano le sostanze disponibili, le modalità di consumo e le combinazioni assunte, con conseguenze che possono rendere più complessa la gestione clinica.

Novantadue nuove sostanze: che cosa si nasconde dietro la sigla NPS

Nel 2025 il sistema nazionale di allerta ha identificato 92 nuove sostanze psicoattive circolanti in Italia, secondo i dati richiamati dalla SIPaD. Le cosiddette NPS, dall’inglese New Psychoactive Substances, comprendono composti molto diversi tra loro, spesso sviluppati per riprodurre gli effetti di droghe già conosciute, ma con strutture chimiche modificate.

La loro comparsa rapida rende difficile seguirne tempestivamente la diffusione e valutarne i rischi. Nell’ultima relazione europea sulle droghe, pubblicata nel giugno 2026, l’Agenzia dell’Unione europea per le droghe (EUDA) riferisce che alla fine del 2025 monitorava 1.050 nuove sostanze psicoattive; 50 erano state segnalate per la prima volta in Europa proprio nel corso di quell’anno. Si tratta di un dato europeo distinto da quello italiano, ma utile a comprendere la dimensione del fenomeno.

Tra le categorie sotto osservazione figurano i cannabinoidi sintetici e semisintetici, le catinoni sintetiche, con effetti stimolanti, e i nuovi oppioidi sintetici. Alcune di queste molecole possono avere effetti molto potenti o imprevedibili. Il problema non riguarda soltanto chi cerca deliberatamente una sostanza nuova: composti non dichiarati possono essere presenti anche in prodotti venduti come altre droghe, esponendo le persone a rischi che non avevano previsto.

Il pericolo del policonsumo e delle sostanze sconosciute

Un altro elemento di preoccupazione è il policonsumo, cioè l’assunzione contemporanea o ravvicinata di più sostanze. La combinazione di droghe, alcol o farmaci può rendere gli effetti più imprevedibili e complicare la valutazione dei sintomi. In pronto soccorso, agitazione intensa, alterazioni dello stato di coscienza, manifestazioni psicotiche o problemi cardiovascolari possono richiedere interventi tempestivi, mentre l’identificazione precisa di ciò che è stato assunto non è sempre immediata.

A rendere più difficile il lavoro dei sanitari contribuiscono anche i limiti dei test tossicologici. Uno studio italiano pubblicato nell’aprile 2026 sull’International Journal of Legal Medicine, condotto su 110 pazienti arrivati al pronto soccorso dell’ospedale universitario di Bologna per una sospetta intossicazione acuta da droghe ricreative, ha evidenziato quanto sia importante disporre di analisi mirate. Le nuove sostanze psicoattive, infatti, possono sfuggire ai comuni test di screening, progettati soprattutto per rilevare droghe più note.

Per identificarle con maggiore precisione possono essere necessarie tecniche di laboratorio avanzate, come la spettrometria di massa. Questi esami, tuttavia, non sono sempre disponibili nei tempi e nei contesti dell’emergenza. Di conseguenza, i medici devono spesso iniziare il trattamento sulla base dei sintomi, delle condizioni del paziente e delle informazioni raccolte, senza poter contare subito su una conferma tossicologica completa.

I servizi per le dipendenze sotto pressione

L’aumento degli accessi ospedalieri si inserisce in un quadro più ampio. Nel 2025 i Servizi pubblici per le Dipendenze (SerD) hanno avuto in carico 131.328 persone, il 3,5% in più rispetto all’anno precedente. Le comunità terapeutiche hanno assistito altre 25.644 persone. Nello stesso anno, secondo i dati diffusi dalla SIPaD, i decessi direttamente correlati alle droghe sono stati 249, contro i 231 del 2024, con un incremento del 7,8%.

La cocaina è stata associata al 33% dei decessi registrati, mentre oppiacei e oppioidi continuano a rappresentare una componente rilevante degli eventi fatali. Sono numeri che richiedono attenzione anche sul fronte dell’organizzazione sanitaria: secondo la Fondazione GIMBE, citata dalla SIPaD, nei servizi per le dipendenze mancano quasi 1.900 professionisti rispetto agli standard necessari.

«Non possiamo più leggere le dipendenze attraverso un unico modello», ha osservato Claudio Leonardi, presidente della SIPaD, sottolineando come tra i giovani si osservi sempre più spesso la sovrapposizione di sostanze e comportamenti a rischio. La società scientifica ha annunciato, insieme al Consorzio Universitario Humanitas, la nascita di Addiction Academy Italia, un polo dedicato alla ricerca, alla formazione e alla divulgazione sulle dipendenze.

Prevenzione e informazione: riconoscere il rischio prima dell’emergenza

Di fronte a un mercato in rapida evoluzione, la prevenzione non può limitarsi a mettere in guardia da singole sostanze. È importante informare sui rischi delle composizioni sconosciute, delle combinazioni di droghe e dell’idea che un prodotto sia sicuro soltanto perché viene venduto con un nome familiare o in una forma apparentemente riconoscibile.

L’EUDA richiama inoltre l’attenzione sui prodotti contenenti cannabinoidi sintetici o semisintetici e sui nuovi oppioidi, talvolta rinvenuti in compresse che imitano medicinali legittimi. In questi casi l’aspetto esteriore non garantisce affatto che il contenuto corrisponda a quello dichiarato.

Per i professionisti sanitari, la sfida è migliorare il riconoscimento clinico delle intossicazioni, rafforzare i sistemi di allerta e rendere più accessibili gli strumenti diagnostici. Per i giovani e le famiglie, è fondamentale poter contare su informazioni affidabili e su servizi capaci di offrire ascolto e assistenza senza stigma.

L’aumento delle emergenze mostra che il fenomeno non riguarda soltanto la disponibilità di nuove droghe, ma anche la capacità di individuarne tempestivamente i rischi e di intervenire prima che il consumo si trasformi in una crisi. In un mercato in cui la composizione delle sostanze può essere incerta, conoscere il pericolo è già una parte essenziale della prevenzione.

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