Malformazione al midollo: bambina operata, torna a camminare

Fino a pochi mesi fa, la vita della piccola Naira (nome di fantasia) era segnata da continue difficoltà. A soli quattro anni, infatti, conviveva con una malformazione rara e complessa del midollo spinale, una doppia diastematomielia, che le causava una scoliosi grave e problemi importanti agli arti inferiori. La bambina faticava a camminare, perdeva facilmente l’equilibrio e anche il controllo delle funzioni fisiologiche risultava compromesso: tutti elementi che influenzavano in modo pesante la sua crescita e la quotidianità della famiglia.

La svolta con l’operazione

La svolta è arrivata grazie a un intervento chirurgico ad altissima complessità eseguito presso l’Ospedale Materno-Infantile Salesi di Ancona, struttura dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche (AOUM). Un’operazione delicatissima, condotta da un’équipe multidisciplinare di specialisti in ortopedia e neurochirurgia pediatrica, che ha permesso alla bambina di riprendere a camminare in modo stabile e autonomo. A distanza di circa 60 giorni dall’intervento, Naira ha riottenuto la coordinazione, riacquisito l’equilibrio e ripreso il controllo delle funzioni corporee compromesse dalla malformazione.

La patologia di cui soffriva la bambina

La patologia di cui soffriva la bambina è estremamente rara e si caratterizza per la presenza di uno sperone osseo che divide in due il midollo spinale, impedendone il corretto sviluppo. Questo sperone, di natura dura e rigida, era in conflitto con la parte molle e delicata del midollo stesso. L’intervento è consistito nella rimozione di questa struttura anomala e in un’operazione di “detethering“, ovvero il disancoraggio del midollo, che risultava bloccato da un filamento anomalo. Questo bloccaggio, se non corretto chirurgicamente, avrebbe potuto causare ulteriori danni neurologici con conseguenze gravi e irreversibili.

Le parole dei medici

I medici spiegano: “Ci siamo trovati davanti a un bivio clinico: da un lato la possibilità di non intervenire, ma con la certezza che la situazione sarebbe peggiorata nel tempo, dall’altro la strada dell’operazione, rischiosa e complessa, ma potenzialmente risolutiva”. A esprimersi in questi termini sono la dottoressa Monia Martiniani, della Clinica di Ortopedia dell’Adulto e Pediatrica e il dottor Roberto Trignani, neurochirurgo pediatrico della stessa azienda ospedaliera: “Questi interventi sono tra i più delicati in ambito pediatrico: comportano rischi elevatissimi, tra cui anche la possibilità di paraplegia. Ma in questo caso, il rischio di non intervenire avrebbe significato condannare la bambina a un progressivo e irreversibile peggioramento”.

La decisione dei genitori e la multidisciplinarietà dell’intervento

I genitori di Naira hanno dovuto prendere una decisione difficile, resa ancora più complessa dalla giovane età della figlia e dai potenziali esiti negativi dell’operazione. Tuttavia, supportati dall’équipe medica e consapevoli dell’importanza di agire in tempo, hanno deciso di procedere con l’intervento. L’operazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra diverse unità operative altamente specializzate. Oltre ai già citati Martiniani e Trignani, hanno partecipato anche il dottor Leonard Meco, ortopedico pediatrico, e il dottor Michele Luzi, neurochirurgo. Il lavoro sinergico del team ha consentito di affrontare la complessità della situazione da più punti di vista, combinando competenze tecniche e chirurgiche specifiche con un approccio centrato sulla cura globale della paziente.

Un’operazione che è stata un successo

Il risultato è stato un successo pieno. La piccola Naira ha potuto lasciare l’ospedale, è tornata a casa e, oggi, conduce una vita normale, pur sotto costante monitoraggio da parte dei medici. I controlli proseguiranno nei prossimi mesi per verificare la corretta evoluzione della colonna vertebrale e delle funzioni neurologiche, ma al momento il decorso post-operatorio è stato definito molto positivo. Questo intervento rappresenta non solo un’importante conquista per la salute della bambina e della sua famiglia, ma anche un segnale dell’eccellenza raggiunta dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche nella gestione di patologie pediatriche complesse. Il caso dimostra l’efficacia dell’approccio multidisciplinare e l’importanza di strutture sanitarie capaci di affrontare anche le sfide cliniche più ardue con professionalità, competenza e umanità.

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