Sono tredici le persone condannate dal tribunale di Napoli Nord nell’ambito dell’inchiesta sull’assenteismo negli uffici Asl di Aversa, in provincia di Caserta. Tra i coinvolti figurano medici, infermieri e personale amministrativo, accusati di essersi allontanati dal lavoro senza autorizzazione tra il 2017 e il 2018.
Ciò che è emerso dal processo
Secondo quanto emerso durante il processo, e già sostenuto dalla Procura, i dipendenti lasciavano il posto di lavoro per motivi personali: fare la spesa, accompagnare i figli a scuola, assistere familiari o sbrigare commissioni private, come riparazioni di auto e scooter. Tutto questo veniva poi giustificato come attività lavorativa esterna, risultando formalmente come “missione”.
Le indagini dei carabinieri hanno portato alla luce almeno 270 episodi di assenteismo ingiustificato, in alcuni casi anche ripetuti quotidianamente. Emblematico il caso di un dipendente che, su 58 giorni registrati in servizio, si sarebbe allontanato illegalmente ben 36 volte.
Ore di assenza cancellate o modificate
Una volta rientrati in ufficio, le ore di assenza venivano cancellate o modificate nel sistema, facendo apparire quelle ore come regolare servizio, talvolta persino con l’aggiunta di straordinari.
Nel frattempo, alcuni degli imputati sono andati in pensione, mentre uno è deceduto. Già nel 2020, per diversi indagati erano state disposte misure interdittive dal gip di Napoli Nord.
Le condanne variano da un anno e due mesi fino a due anni e dieci mesi di reclusione. Per nove imputati, avendo ricevuto pene inferiori ai due anni, è stata concessa la sospensione condizionale. Sono stati invece assolti perché il fatto non sussiste Antonio Menditto, Antonio Leccia e Patrizia Taglialatela. Per Antonio Liccardo e Pasquale Corvino è stata riconosciuta la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

