Lodi, challenge social dietro la morte di un 15enne? Ecco come riconoscerle

A Lodi un ragazzo di 15 anni è morto dopo essere salito su una struttura dell’alta tensione. Accanto al corpo è stato trovato il suo smartphone e sul telefono, secondo quanto riferito dagli investigatori, una fotografia scattata dall’alto. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di una sfida social, ma non è stato accertato che il ragazzo stesse partecipando a una specifica challenge. Il caso riporta però l’attenzione su un fenomeno reale: contenuti che invitano a compiere azioni rischiose per poi filmarle e condividerle online. Una revisione scientifica delle social challenge pubblicata nel 2025 ha documentato casi di lesioni anche gravi e decessi.

Blackout Challenge, chroming e farmaci: quando la sfida diventa pericolosa

Le challenge cambiano rapidamente e spesso ritornano con nomi diversi. Tra quelle documentate ci sono la Blackout Challenge, basata sulla limitazione volontaria della respirazione, la Fire Challenge, che espone al rischio di ustioni, e il cosiddetto chroming, che consiste nell’inalazione di sostanze chimiche. Sono state inoltre segnalate sfide legate all’assunzione impropria di farmaci, come la Benadryl Challenge. Le conseguenze possono comprendere intossicazioni, perdita di coscienza, convulsioni, problemi cardiaci, danni neurologici e, nei casi più gravi, morte. Anche la One Chip Challenge, costruita intorno al consumo di una tortilla estremamente piccante, è stata associata alla morte di un adolescente statunitense di 14 anni nel 2023, anche se le autorità non hanno attribuito automaticamente il decesso alla sola challenge.

Perché gli adolescenti partecipano alle challenge

Dietro una challenge non c’è necessariamente un problema psicologico o una dipendenza dai social. Durante l’adolescenza il gruppo dei coetanei, il bisogno di appartenenza e la ricerca di approvazione assumono un peso particolare. Like, visualizzazioni e commenti possono trasformare un comportamento rischioso in una prova da superare davanti agli altri. A questo si aggiunge il meccanismo della viralità: ciò che è spettacolare, estremo o sorprendente può essere maggiormente condiviso e quindi diventare più visibile. L’Istituto Superiore di Sanità considera le social challenge un fenomeno multifattoriale, nel quale interagiscono caratteristiche individuali, relazioni con i coetanei e ambiente digitale.

Come riconoscerle e cosa possono fare i genitori

Più che cercare di conoscere ogni nuova challenge, i genitori possono imparare a riconoscere alcuni cambiamenti nel comportamento: improvviso interesse per prove fisiche estreme, contenuti su soffocamento, ustioni, farmaci o sostanze, maggiore segretezza sullo smartphone, cancellazione frequente di video e conversazioni, necessità crescente di ottenere visualizzazioni o paura di essere esclusi dal gruppo. Nessuno di questi segnali dimostra da solo la partecipazione a una challenge: è il cambiamento complessivo a meritare attenzione. La prevenzione passa soprattutto dal dialogo: chiedere ai ragazzi quali contenuti vedono, cosa ne pensano e quali rischi riconoscono, senza partire immediatamente da divieti e punizioni. Se una sfida ha già provocato un’intossicazione, una perdita di coscienza, difficoltà respiratorie, convulsioni o traumi, la priorità è chiamare il 112. Per il resto, segnalare i contenuti pericolosi alle piattaforme e coinvolgere, quando necessario, pediatra, scuola o altri professionisti può aiutare a interrompere il comportamento prima che si trasformi in un’emergenza.

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