Rabdomiosarcoma: in fase diagnostica il prelievo di midollo si può “schivare” grazie a una PET. Piccola rivoluzione nell’oncologia pediatrica

Utilizzare una PET per rilevare eventuali metastasi nei casi di rabdomiosarcoma – un’applicazione privilegiata dai casi pediatrici. È il frutto di una ricerca pubblicata a fine agosto dal Journal of Clinical Oncology che ha come primo firmatario Federico Mercolini, ricercatore del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Finora il percorso diagnostico implicava necessariamente il prelievo di midollo osseo, procedura dolorosa che richiede sedazione totale. Il ricercatore: “Prelievo evitato senza compromettere l’accuratezza” nel rilevare rabdomiosarcoma, che colpisce soprattutto bambini e adolescenti.

Il rabdomiosarcoma è un tumore maligno raro dei tessuti molli che origina dalle cellule muscolari striate immature; statisticamente, il più frequente in età pediatrica. Si sviluppa da cellule immature del tessuto muscolare in qualsiasi parte del corpo, più frequentemente testa, collo, arti e apparato urogenitale. Trattandosi di una neoplasia tipicamente pediatrica, la tecnica diagnostica tradizionale che prevede l’estrazione di campioni di midollo osseo risulta estremamente dolorosa e provante per i piccoli pazienti affetti da rabdomiosarcoma.

In questo scenario, la recente ricerca che ha come primo firmatario Federico Mercolini, dottore di oncoematologia pediatrica presso l’Irccs Sant’Orsola, avrà conseguenze provvidenziali. Permetterà infatti la diagnosi di eventuali metastasi con un’accuratezza del 98% senza ricorrere al campionamento, e sfruttando invece le immagini fornite da scansioni PET – tomografia a emissione positronica. In parole semplici, laddove l’intervento tradizionale utilizzato richiede la sedazione del paziente e l’introduzione di un ago ipodermico sufficientemente grosso all’interno del tessuto osseo, prelevando una porzione di sangue midollare o un frammento di tessuto, a seconda delle necessità, la ricerca promossa dall’Istituto bolognese prevede una fase indolore di imaging attraverso la PET.

La ricerca

Lo studio, pubblicato dall’americano Journal of Clinical Oncology e coordinato dall’Università tedesca di Halle, ha analizzato in retrospettiva i dati relativi a 423 pazienti infantili e adolescenti affetti da rabdomiosarcoma, comparando i risultati del prelievo bilaterale di midollo osseo con quelli della della PET. Il risultato? La PET è stata in grado di rilevare il coinvolgimento del midollo con una accuratezza del 98%, mentre in un solo caso l’analisi dei tessuti ha rilevato metastasi non evidenziate dalla tomografia. L’efficacia di questa tecnica rende il prelievo superfluo nella maggioranza dei casi, e necessario solo nel caso in cui la tomografia abbia rilevato dei segni di metastasi.

Che funzione ha la PET?

La base del meccanismo è l’utilizzo del fluorodesossiglucosio come agente di contrasto. L’esame “sfrutta una particolare forma di glucosio come traccia per visualizzare l’attività metabolica dei tessuti – spiega in parole semplici Mercolini – Le cellule tumorali consumano più glucosio rispetto a quelle sane. In questo modo è possibile scovarle con più facilità. Così la PET è in grado di rilevarle già durante la fase di stadiazione, ovvero quando valutiamo l’estensione della malattia. Questa è una diagnosi fino ad ora eseguita solo con prelievo di midollo osseo. Questa prospettiva ci consente di sperare di potere applicare un esame non doloroso sui piccoli pazienti”.

“Sono risultati promettenti – continua – Quando la PET non mostra segni di interessamento del midollo osseo, il prelievo potrebbe essere evitato senza compromettere l’accuratezza della diagnosi sullo stadio del tumore. Al contrario, nei casi in cui la PET evidenzia aree sospette, ulteriori accertamenti con risonanza magnetica e, se necessario, biopsia consentono di confermare la diagnosi”.

Integrazione al protocollo clinico

In una nota rilasciata sul sito del Sant’Orsola, si comunica che il processo di integrazione di questa nuova prassi al protocollo sanitario per il trattamento dei casi di rabdomiosarcoma è già in corso:

L’Oncoematologia Pediatrica dell’IRCCS introdurrà, in accordo con i centri della Rete Europea dei Sarcomi delle Parti Molli di cui fa parte, questa pratica clinica all’interno del protocollo di trattamento dei pazienti con questa patologia, all’IRCCS ne vengono diagnosticati 4 o 5 casi ogni anno sui circa 80 casi Italiani.

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