La Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio del professor Federico Santolini, direttore della Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia d’urgenza dell’ospedale San Martino, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della giornalista Giada Ferrero, deceduta durante un intervento chirurgico nel 2024. L’accusa contestata al medico è quella di falso ideologico, mentre per il reato di omicidio colposo il pubblico ministero Giuseppe Longo ha chiesto l’archiviazione nei confronti di Santolini e degli altri tre sanitari inizialmente indagati.
La richiesta della Procura: archiviazione per omicidio colposo, processo per falso
Giada Ferrero, 62 anni, era stata ricoverata dopo un incidente stradale e sottoposta a un intervento per la riduzione di una frattura scomposta del bacino. Durante l’operazione si era verificata un’importante emorragia venosa; la paziente era poi deceduta a causa di un arresto cardiocircolatorio. L’inchiesta era stata avviata anche in seguito ad alcune lettere anonime che segnalavano presunte anomalie nella gestione dell’intervento e possibili tentativi di alterare la ricostruzione dei fatti.
Le contestazioni sulla relazione operatoria
Secondo la Procura, il presunto falso riguarderebbe il contenuto della relazione finale dell’intervento chirurgico. In particolare, al primario viene contestato di non aver riportato alcuni elementi emersi nel corso delle indagini, tra cui la rottura della punta di un trapano chirurgico e la successiva rimozione del frammento dal corpo della paziente dopo il decesso, oltre alla mancata indicazione del ruolo svolto dai singoli componenti dell’équipe durante l’operazione.
La consulenza medico-legale disposta dalla Procura ha però escluso un collegamento tra la rottura dello strumento chirurgico e il decesso della donna, ritenendo che tale evento non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla morte. Proprio sulla base di queste conclusioni il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di omicidio colposo.
La difesa del primario Santolini e l’opposizione della famiglia
Il professor Santolini, attraverso il proprio difensore Antonio Rubino, si è detto fiducioso. La difesa sostiene che la rottura della punta del trapano rappresenti un evento non eccezionale nella pratica ortopedica e che la sua omissione nella relazione non fosse finalizzata a occultare alcunché. Quanto alla rimozione del frammento dopo il decesso, il chirurgo ha spiegato di aver agito esclusivamente per garantire il decoro della salma.
Di diverso avviso i familiari di Giada Ferrero, assistiti dagli avvocati Alessandro Pistochini e Francesca Lazzeri, che hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione per omicidio colposo. Secondo la parte civile, la consulenza medico-legale avrebbe affrontato solo parzialmente il tema delle eventuali responsabilità sanitarie e sarebbero necessari ulteriori approfondimenti tecnici.
Anche la direzione del Policlinico San Martino ha confermato la piena collaborazione: “Come d’abitudine siamo a completa disposizione delle autorità competenti, fiduciosi dell’operato della giustizia”.

