Prevenzione tumore del testicolo: quando fare la prima visita? – Dott. Carlo Introini

Il tumore del testicolo è la neoplasia più frequente nei giovani adulti e, proprio per questo, la prevenzione e la diagnosi precoce assumono un ruolo fondamentale. Riconoscere tempestivamente un’eventuale alterazione permette infatti di intervenire nelle fasi iniziali della malattia, quando le possibilità di guarigione sono estremamente elevate.

Ma quali sono i fattori di rischio? Quali segnali non devono essere sottovalutati? E quando è opportuno sottoporsi a una visita urologica? Lo abbiamo chiesto al Dott. Carlo Introini, Direttore S.C. di Urologia presso il Galliera di Genova e presidente nazionale dell’Associazione Urologi Italiani (Auro), che sottolinea come l’autopalpazione e la visita specialistica rappresentino strumenti di grandissimo valore nella prevenzione.

Quali sono i primi segnali da non sottovalutare?

“Ci sono due aspetti fondamentali da tenere in considerazione. Il principale fattore di rischio è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa dei testicoli all’interno della sacca scrotale dopo la nascita. Questa condizione determina un aumento del rischio di sviluppare un tumore negli anni successivi. Il secondo aspetto, altrettanto importante, riguarda la prevenzione attraverso l’autopalpazione. Già nelle scuole, con il supporto dei medici di famiglia e delle famiglie stesse, bisognerebbe insegnare ai ragazzi a conoscere il proprio corpo e ad autopalparsi. L’autopalpazione è molto semplice: si tiene il testicolo tra il pollice e l’indice e si verifica che la sua superficie sia completamente liscia, priva di nodularità. Se questo non avviene o se c’è qualsiasi dubbio, è importante rivolgersi allo specialista.”

Come si presentano i noduli sospetti?

“La cosa da tenere presente è che queste nodulazioni alterano il normale aspetto del testicolo, che dovrebbe essere liscio. Nella grande maggioranza dei casi, però, sono completamente asintomatiche: non provocano dolore e proprio per questo possono passare inosservate se non vengono ricercate con l’autopalpazione. Per questo motivo, ogni volta che si avverte una nodularità o si ha anche solo un dubbio, è necessario sottoporsi a una visita specialistica.”

Quando è consigliabile effettuare la prima visita urologica?

“Dal punto di vista tecnico è utile effettuare una visita dall’urologo tra i 18 e i 20 anni. Un aspetto positivo della vecchia leva obbligatoria era proprio la visita medica, che permetteva di individuare non solo eventuali patologie oncologiche, ma anche molte condizioni funzionali che avrebbero potuto creare problemi in età adulta, soprattutto dal punto di vista della fertilità. Mi riferisco, ad esempio, al varicocele, agli idroceli e allo stesso criptorchidismo, che poteva essere riconosciuto e trattato tempestivamente. Per questo motivo dovrebbe essere programmata una visita urologica intorno alla maggiore età. Ricordiamo che la maggiore incidenza del tumore del testicolo si registra tra i 20 e i 35 anni.
Almeno un controllo dovrebbe essere eseguito prima dei 30 anni. Se tutto risulta nella norma, il paziente potrà poi essere rivalutato più avanti, iniziando il percorso di screening della prostata tra i 45 e i 48 anni, con il dosaggio del PSA e la prima visita dedicata.”

Oggi la prognosi è molto favorevole. Cosa ha reso possibile questo risultato?

“I risultati che abbiamo oggi sono stati resi possibili dall’efficacia delle cure: prima di tutto dalla chirurgia e, successivamente, dallo sviluppo delle terapie oncologiche e della radioterapia. Grazie a questi progressi, oggi circa il 99% delle neoplasie del testicolo guarisce. Rimane però una criticità importante: ci sono ancora giovani che, invece di sottoporsi a una visita, aspettano uno o due anni prima di farsi controllare. Arrivano alla nostra osservazione con noduli ormai di dimensioni importanti e ci raccontano che li avevano già notati da tempo. Quello che manca ancora è soprattutto una maggiore cultura della prevenzione. Bisognerebbe insegnare l’autopalpazione nelle scuole, con il coinvolgimento delle famiglie e dei medici di medicina generale. Se riuscissimo a farlo in modo capillare, credo che quel 99% di guarigioni potrebbe diventare ancora più alto, arrivando al 99,8 o al 99,9%.”

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