È un tumore di cui si parla ancora troppo poco, nonostante colpisca soprattutto uomini giovani. Quella al testicolo rappresenta una delle neoplasie più frequenti nella fascia d’età giovanile, ma presenta anche un dato importante: quando viene riconosciuto e trattato nei tempi corretti, le possibilità di guarigione sono molto alte.
Per questo motivo conoscere i segnali a cui prestare attenzione e imparare a eseguire correttamente l’autopalpazione può diventare uno strumento fondamentale per arrivare a una diagnosi precoce. Ne abbiamo parlato con il Dott. Carlo Introini, Direttore S.C. di Urologia presso il Galliera di Genova e presidente nazionale dell’Associazione Urologi Italiani (Auro).
Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione e perché è così importante la diagnosi precoce?
“Il segnale principale a cui bisogna prestare attenzione è quello che si può rilevare con l’autopalpazione, cioè il riscontro all’interno del testicolo di una nodulazione che prima non c’era. Generalmente si tratta di una formazione dura, che nella stragrande maggioranza dei casi è completamente asintomatica: non dà dolore e spesso non dà nessun altro tipo di disturbo. Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti da conoscere: il tumore del testicolo può non dare sintomi evidenti, quindi imparare a riconoscere il proprio corpo è fondamentale. La diagnosi precoce permette di intervenire in tempi adeguati e, nel 98,9% dei casi, il tumore del testicolo correttamente diagnosticato può essere addirittura guarito, non soltanto curato”.
In cosa consiste l’autopalpazione?
“L’autopalpazione consiste semplicemente nel tastare il testicolo per cercare eventuali cambiamenti. L’obiettivo è individuare soprattutto delle alterazioni che prima non erano presenti, in particolare dei noduli induriti, che generalmente sono poco sensibili e non dolorosi alla palpazione. E’ importante che questa abitudine venga trasmessa già ai ragazzi giovani, attraverso il ruolo dei genitori, del medico di medicina generale e del pediatra. L’autopalpazione dovrebbe entrare nella routine già a partire dall’adolescenza, indicativamente dai 16 anni, e continuare almeno fino ai 25-28 anni”.

