A tre anni dal provvedimento che ne prevedeva una progressiva riduzione, i medici gettonisti continuano a essere una presenza stabile in molti ospedali italiani. Se nelle unità di Medicina interna il loro impiego si è ridotto sotto il 20%, nei Pronto soccorso il quadro resta molto diverso: oltre una struttura su due continua infatti a ricorrere a professionisti esterni chiamati per singoli turni.
Medici gettonisti, l’indagine della Fadoi
A fotografare la situazione è un’indagine della Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, presentata durante il Congresso nazionale di Rimini. Il dato che preoccupa maggiormente riguarda i Pronto soccorso: il ricorso ai gettonisti interessa il 54,8% delle strutture, spesso per sopperire alla cronica mancanza di personale, indicata come emergenza prioritaria da più della metà dei medici intervistati.
Parallelamente cresce il malessere tra i camici bianchi. Il 65% dichiara di aver sperimentato almeno una volta sintomi di burnout, mentre aumenta anche la volontà di lasciare il Servizio sanitario nazionale: un medico su quattro valuta il prepensionamento, il 20% pensa al passaggio nel privato e il 10% guarda all’estero.
C’è il rischio desertificazione degli ospedali pubblici
Secondo il presidente Fadoi Andrea Montagnani il rischio è quello di una progressiva “desertificazione” degli ospedali pubblici. Carichi di lavoro pesanti, poche prospettive di crescita e condizioni lavorative considerate inadeguate stanno spingendo sempre più professionisti lontano dal sistema pubblico.
Non convince del tutto nemmeno il progetto delle Case di comunità: i nuovi presidi territoriali vengono considerati un’opportunità interessante solo dal 18,8% dei medici internisti, segnale di un cambiamento che fatica ancora a trovare piena adesione tra gli addetti ai lavori.

