Ricostruzione mammaria, a Sassari arriva la tecnica del “reggiseno interno”: recupero più rapido e risultati più stabili

Una nuova frontiera nella chirurgia ricostruttiva mammaria prende forma a Sassari. All’Azienda ospedaliero-universitaria è stata infatti introdotta una tecnica innovativa per la ricostruzione del seno dopo mastectomia, che promette tempi di recupero ridotti e una maggiore stabilità estetica nel lungo periodo.

Ricostruzione mammaria, la novità della nuova tecnica

La novità si basa sull’utilizzo verticale di una matrice biosintetica in P4HB, un materiale di ultima generazione che svolge la funzione di un vero e proprio “reggiseno interno”, offrendo supporto alla protesi mammaria e migliorando il risultato ricostruttivo.

L’esperienza maturata a Sassari ha già prodotto numeri significativi: negli ultimi due anni sono state trattate circa 65 pazienti. Un percorso che ha attirato l’interesse della comunità scientifica nazionale, tanto da portare in città specialisti, direttori di reparti e docenti universitari provenienti da tutta Italia per una prima masterclass dedicata alla nuova metodologia.

Emilio Trignano, l’ideatore della tecnica

La tecnica è stata ideata da Emilio Trignano, responsabile della Microchirurgia ricostruttiva e direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica dell’Università di Sassari, ed è stata adottata dall’unità di Chirurgia plastica dell’Aou guidata da Corrado Rubino, in sinergia con la Breast Unit diretta da Alessandro Fancellu.

L’aspetto innovativo riguarda soprattutto il posizionamento della protesi: non più sotto il muscolo pettorale, come avviene tradizionalmente, ma davanti ad esso. Una scelta che evita il sollevamento del muscolo e permette di ridurre dolore post-operatorio, tempi di degenza, rischio di sanguinamento e fastidi legati al drenaggio.

La matrice in P4HB agisce come una struttura di sostegno interna capace di supportare il peso della protesi e favorire una ricostruzione più naturale. Essendo un materiale biosintetico riassorbibile, si integra progressivamente con i tessuti, creando un’impalcatura interna che garantisce stabilità e supporto meccanico nel tempo. Un approccio che punta non solo all’efficacia clinica, ma anche a migliorare qualità della vita e ritorno alla quotidianità delle pazienti.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli