Encefalopatia epatica, oltre 10mila ricoveri l’anno: diagnosi tardive e cure ancora frammentate

L’encefalopatia epatica continua a rappresentare una delle complicanze più gravi e sottovalutate della cirrosi. Ogni anno provoca tra i 10mila e i 14mila ricoveri ospedalieri in Italia, con un impatto economico per il Servizio sanitario nazionale superiore ai 200 milioni di euro. Nonostante i numeri, la patologia viene ancora troppo spesso diagnosticata in ritardo o gestita soltanto nelle fasi acute.

La campagna promossa da Alfasigma

Per accendere i riflettori su una condizione spesso “invisibile”, nasce la campagna “Encefalopatia Epatica: riEEsci a vederla?”, promossa da Alfasigma insieme a Associazione Epac – ETS, con il patrocinio di diverse società scientifiche del settore.

L’encefalopatia epatica è la seconda complicanza più frequente della cirrosi scompensata dopo l’ascite e interessa fino al 45% dei pazienti cirrotici almeno una volta nel corso della malattia. Si manifesta con sintomi neurologici e cognitivi che possono compromettere profondamente la qualità della vita: confusione mentale, disorientamento, sonnolenza, difficoltà di memoria e concentrazione, alterazioni dell’umore, fino ai casi più severi che possono portare al coma o a danni neurologici permanenti.

Problemi al fegato alla base della patologia

Alla base della patologia c’è l’incapacità del fegato di eliminare sostanze tossiche, come l’ammoniaca, che finiscono per accumularsi nell’organismo raggiungendo il cervello. Dopo il primo episodio, inoltre, il rischio di recidiva entro un anno arriva al 40%, con conseguenze importanti anche sulla sopravvivenza dei pazienti.

Secondo quanto evidenziato nel Policy Paper “Un nuovo paradigma per le cronicità complesse: il caso dell’Encefalopatia Epatica”, realizzato attraverso il confronto tra istituzioni, clinici, società scientifiche e associazioni dei pazienti, è necessario cambiare approccio nella gestione della malattia. L’obiettivo è superare una visione limitata all’emergenza ospedaliera e costruire percorsi di cura più strutturati e continuativi.

Tra le priorità individuate ci sono la creazione di Pdta specifici per la cirrosi che includano anche l’encefalopatia epatica, il rafforzamento della prevenzione secondaria, lo sviluppo di reti integrate ospedale-territorio, un maggiore supporto ai caregiver e una migliore continuità terapeutica dopo le dimissioni.

Le parole sul tema

Sul tema è intervenuto anche Andrea Montagnani, presidente nazionale di Fadoi, che ha ricordato come negli ultimi anni sia stata avviata una Scuola di Epatologia dedicata alla formazione degli internisti. Un progetto nato per colmare le carenze di competenze nel settore e che ha già formato oltre cento specialisti nella gestione delle patologie epatiche e dell’encefalopatia epatica.

Anche dalle istituzioni regionali arriva la richiesta di un cambio di passo. Emanuele Monti ha sottolineato la necessità di passare da interventi episodici a percorsi assistenziali strutturati, capaci di garantire diagnosi più tempestive e continuità nella presa in carico dei pazienti dopo il ricovero. Fondamentale, secondo Monti, anche il sostegno concreto a famiglie e caregiver, oltre alla costruzione di reti integrate tra ospedali e territorio per ridurre le disuguaglianze assistenziali tra le diverse regioni.

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