Nel corso del consueto appuntamento settimanale con “La cura inizia dall’ascolto”, il format di Qui Salute Magazine in onda su Radio Nostalgia, abbiamo intervistato il Dott. Fabrizio Grilli, ortopedico, su un tema di grande rilevanza per i pazienti che si sottopongono a chirurgia protesica: le complicanze più temibili dopo un intervento di protesi di anca e ginocchio.
Un argomento delicato, che tocca da vicino aspettative, timori e consapevolezza del percorso post-operatorio, e che merita di essere affrontato con chiarezza e correttezza scientifica.
Le infezioni: la complicanza più temuta
«Oggi, nella chirurgia protesica di anca e ginocchio, la complicanza maggiormente temibile è rappresentata dalle infezioni», spiega il Dott. Grilli. Si tratta fortunatamente di eventi relativamente rari, con un’incidenza che oscilla tra lo 0,5% e l’1% dei casi, ma che possono avere conseguenze significative per il paziente.
L’infezione protesica, infatti, non è mai un evento banale: «Nella maggior parte dei casi – sottolinea lo specialista – comporta la necessità di un nuovo intervento chirurgico».
Tempistiche e gestione dell’infezione
Un aspetto cruciale è rappresentato dal momento in cui l’infezione viene diagnosticata. Se l’intervento avviene nelle prime cinque settimane, esiste la possibilità di salvare l’impianto protesico, consentendo al paziente di mantenere la propria protesi.
La situazione cambia invece quando l’infezione si manifesta tardivamente: «In questi casi – spiega il Dott. Grilli – è necessario rimuovere la protesi, inserire una protesi parziale e avviare una terapia antibiotica che può durare 6–8 settimane». Solo successivamente si procede con un terzo intervento chirurgico per l’impianto della protesi definitiva.
Informazione e prevenzione al centro del percorso di cura
L’intervento del Dott. Grilli mette in luce quanto sia fondamentale un’attenta prevenzione, una diagnosi precoce e un dialogo costante tra medico e paziente. La consapevolezza delle possibili complicanze non deve generare paura, ma favorire una gestione più attenta e responsabile del percorso chirurgico e riabilitativo.

