Nell’area metropolitana di Milano, ogni giorno circa otto persone vanno incontro a un arresto cardiaco, un evento improvviso in cui il cuore si ferma e, senza un intervento immediato, la morte sopraggiunge in pochi minuti. Questa drammatica realtà è al centro del recente intervento del Prof. Alberto Zangrillo, direttore dell’Unità Operativa di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e della nascita del primo Cardiac Arrest Center italiano.
L’arresto cardiaco: una delle principali cause di mortalità
L’iniziativa parte da un dato di fatto: l’arresto cardiaco extra-ospedaliero rappresenta una delle principali cause di mortalità in Italia, con circa 60.000 casi all’anno nel Paese e quasi metà dei pazienti che non riceve una rianimazione efficace prima dell’arrivo dei soccorsi. Nell’area milanese questo fenomeno è particolarmente rilevante, con oltre 8 casi al giorno segnalati solo nel capoluogo e hinterland.
Come funziona il Cardiac Arrest Center di Milano
Il Cardiac Arrest Center del San Raffaele è stato istituito proprio per affrontare questa emergenza sanitaria con strumenti adeguati: un centro altamente specializzato, attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, che combina tecnologie avanzate e competenze multidisciplinari per offrire una chance concreta di sopravvivenza ai pazienti colpiti da arresto cardiaco.
La struttura integra cardiologia, terapia intensiva, rianimazione, neurologia e riabilitazione, e implica la presenza continuativa di intensivisti, cardiologi, perfusionisti e infermieri specializzati. Il progetto punta non solo a fornire cure immediate ma anche a sviluppare percorsi completi di assistenza, dalla fase acuta alla riabilitazione.
L’importanza di questa struttura sottolineata dal Prof. Zangrillo
Il Prof. Zangrillo ha sottolineato come in passato molte di queste persone non avrebbero avuto alcuna possibilità di salvezza, mentre oggi grazie alla centralizzazione delle competenze e all’uso di tecnologie come l’ECMO (ossigenazione extracorporea del sangue) si possa aumentare significativamente la sopravvivenza e la qualità di vita post-evento. Il San Raffaele vanta tra i maggiori volumi nazionali ed europei di trattamento con ECMO nei casi di arresto cardiaco refrattario.
Oltre alla cura clinica, il centro svolge attività di ricerca e formazione, coinvolgendo la comunità nella sensibilizzazione sulle manovre salvavita come la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e l’uso dei defibrillatori automatici esterni. Zangrillo ha ribadito che la diffusione di queste competenze nella popolazione è fondamentale: quando un testimone interviene tempestivamente, le probabilità di sopravvivenza possono aumentare anche fino al 40-50%.
In definitiva, con il Cardiac Arrest Center il San Raffaele rappresenta un modello di eccellenza per la lotta all’arresto cardiaco in Italia, un punto di riferimento che mira a salvare più vite possibile grazie alla sinergia tra tecnologia, formazione e assistenza continua.
Credit Photo: Il Corriere della Sera

