Nel complesso sistema cardiovascolare umano, le arterie coronarie svolgono un ruolo essenziale nel garantire il corretto funzionamento del cuore. Per approfondire il tema, abbiamo intervistato il Prof. Luigi Martinelli, cardiochirurgo, che ci ha illustrato l’importanza di questi vasi sanguigni, le patologie a cui possono essere soggetti e le possibili strategie terapeutiche.
Cosa sono le arterie coronarie e qual è la loro funzione?
”Le arterie coronarie sono i vasi sanguigni che irrorano il muscolo cardiaco. La loro funzione principale è trasportare l’ossigeno alle cellule del cuore affinché possano svolgere correttamente la loro attività di pompa, garantendo la circolazione del sangue in tutto l’organismo. Sono importanti come tutte le arterie, ma nel cuore rivestono un ruolo cruciale perché questo organo deve funzionare senza interruzioni per tutta la vita. Proprio per questa ragione, le strutture che ne fanno parte devono essere costantemente protette e mantenute in efficienza. Le arterie coronarie, dunque, hanno il compito di nutrire il cuore per assicurare la sua funzione ininterrotta.”
Parlando invece delle ostruzioni delle coronarie, quali sono le principali cause?
”La malattia coronarica è caratterizzata dall’ostruzione delle arterie, che impedisce loro di svolgere la funzione di trasportare il sangue. Questo accade perché il flusso sanguigno incontra un ostacolo all’interno di questi canali. La causa principale è l’ispessimento delle pareti arteriose dovuto all’accumulo di materiale grasso, che con il tempo può calcificarsi. Un eccesso di grassi nel sangue o un’infiammazione che attiva i fattori della coagulazione sono elementi chiave nello sviluppo di queste ostruzioni.”
Riguardo ai sintomi, quali sono i più comuni e come possono essere riconosciuti tempestivamente?
”Il sintomo più frequente è l’angina pectoris, una sensazione di costrizione al petto che si manifesta soprattutto sotto sforzo e può essere accompagnata da difficoltà respiratoria. È un dolore tipico che spesso si irradia alla gola e all’arto superiore sinistro. Riconoscere precocemente questi segnali è fondamentale per intervenire tempestivamente e prevenire complicanze più gravi, come l’infarto miocardico.”
Quali esami diagnostici vengono utilizzati per valutare la salute delle coronarie?
”Per determinare se i sintomi siano effettivamente legati a una patologia coronarica, esistono test provocativi non invasivi, come il test da sforzo e la scintigrafia miocardica. Se questi esami evidenziano una possibile problematica, si procede con test più approfonditi e invasivi. Tra questi, la TAC coronarica, che attraverso la somministrazione di mezzo di contrasto permette di individuare calcificazioni e danni ostruttivi. Tuttavia, l’esame dirimente per valutare con precisione la presenza e la gravità delle ostruzioni è la coronarografia.”
Si rende sempre necessario un intervento chirurgico o ci sono casi in cui si può anche non intervenire chirurgicamente?
”Il trattamento dell’angina si basa su tre pilastri fondamentali: la prevenzione, la terapia farmacologica e, quando necessario, le procedure invasive. La prevenzione consiste nel mantenere livelli ottimali di colesterolo e un corretto equilibrio nella coagulabilità del sangue. La terapia farmacologica prevede l’uso di farmaci antipiastrinici per prevenire la formazione di trombi e farmaci vasodilatatori per migliorare il flusso sanguigno. Se il trattamento farmacologico non è sufficiente e le ostruzioni sono rilevanti, si ricorre a procedure invasive. La prima opzione è l’angioplastica coronarica, che prevede la dilatazione dell’arteria mediante un palloncino e l’eventuale impianto di uno stent. Se le ostruzioni sono più complesse, si procede con l’intervento di bypass coronarico.”
Oltre ad angioplastica e bypass coronarico, ci sono innovazioni recenti in questo campo?
”Le due metodiche principali rimangono l’angioplastica e il bypass, ma possono essere utilizzate in sinergia a seconda del caso clinico. Ad esempio, si può optare per un trattamento misto, combinando il bypass su alcune arterie e l’angioplastica su altre. Inoltre, negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche mini-invasive per il bypass e l’uso di condotti arteriosi come le arterie mammarie, che garantiscono una maggiore durata nel tempo. La strategia terapeutica deve essere personalizzata in base alle caratteristiche delle coronarie e del paziente.”
Quali sono i principali fattori di rischio per la malattia coronarica? Esiste una componente genetica?
”I fattori di rischio si dividono in modificabili e non modificabili. Tra quelli non modificabili, il principale è la predisposizione genetica: chi ha una storia familiare di malattia coronarica, ad esempio genitori o fratelli affetti, è più esposto al rischio di svilupparla. Esiste quindi una componente ereditaria. Tra i fattori modificabili, invece, troviamo lo stile di vita, l’alimentazione, il controllo dei livelli di colesterolo, diabete e pressione arteriosa. Il fumo, in particolare, è uno dei maggiori elementi di rischio. Agire su questi aspetti è fondamentale per prevenire la patologia coronarica e mantenere un cuore sano nel tempo.”

