Elon Musk ha realizzato ciò che aveva annunciato lo scorso maggio: la sua azienda Neuralink, fondata nel 2016 a Fremont, in California, e specializzata in tecnologie di interfaccia biologica, ha impiantato con successo il primo microchip in un cervello umano. Questo dispositivo, commercialmente conosciuto come “Telepathy”, è stato annunciato dallo stesso imprenditore attraverso un post su X: «Il primo uomo ha ricevuto un impianto da Neuralink e si sta riprendendo bene. I risultati iniziali mostrano un promettente rilevamento di picchi neuronali».
A cosa serve Telepathy?
Neuralink si propone di creare un collegamento diretto tra il cervello umano e i computer, con l’obiettivo principale di potenziare le capacità umane nel combattere i disturbi neurologici più comuni. Il suo fine ultimo è realizzare un’integrazione uomo-macchina, un concetto finora relegato al mondo della fantascienza.
Tuttavia, la comunità scientifica esorta alla cautela. Sebbene la sperimentazione avviata da Musk miri a trattare malattie attualmente prive di cure definitive, come la SLA o il morbo di Parkinson, e ad affrontare problemi gravi come paralisi, cecità e persino depressione, i rischi associati a questa implementazione tecnologica sono considerevoli.
Quali sono i costi di Neuralink?
Il costo di una tecnologia come Neuralink è significativo. La società ha annunciato finanziamenti per oltre 320 milioni di dollari solo nel 2023. Tuttavia, il prezzo previsto per l’impianto di un microchip è di circa 40.000 dollari, nonostante il costo di produzione stimato sia di almeno 10.000 dollari. Si prevede che in futuro l’obiettivo sia rendere questa tecnologia più accessibile. Al momento non è ancora chiaro quanto costerà e come funzionerà la manutenzione dei microchip.
Secondo le dichiarazioni di Elon Musk, la tecnologia di Neuralink dovrebbe contribuire a ridurre il rischio che l’avanzamento dell’intelligenza artificiale rappresenta per la civiltà umana. Musk ha suggerito che questa tecnologia potrebbe offrire una sorta di “vita eterna” per l’intelligenza umana, nonostante il corpo umano non sia immortale.
Chi ci ha provato prima di Neuralink
Effettivamente, il team di Neuralink non è stato il primo ad avventurarsi in questa direzione. A fine 2023, l’azienda olandese Onward aveva già condotto test su un impianto cerebrale per stimolare il midollo spinale di un individuo tetraplegico, con l’obiettivo di ripristinare parzialmente la sua mobilità. Inoltre, nel 2019, i ricercatori dell’istituto Clinatec di Grenoble avevano presentato un impianto simile, collegato a un esoscheletro indossato dal paziente. Questi precedenti dimostrano che la ricerca in questo campo ha avuto importanti sviluppi anche al di fuori di Neuralink.

