Ospedali sostenibili: quanto inquina un intervento chirurgico?

Un intervento chirurgico può salvare una vita, ma comporta anche un costo ambientale. Consumi energetici, strumenti sterili, dispositivi monouso, farmaci e gestione dei rifiuti contribuiscono all’impronta ecologica delle strutture sanitarie. A questi fattori si aggiungono la produzione delle apparecchiature e il trasporto dei materiali.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sulla rivista PLOS One, che ha analizzato 26 studi, evidenzia differenze significative tra le procedure: le emissioni stimate vanno da meno di 5 kg di CO₂ equivalente per alcuni interventi minori a oltre 400 kg per operazioni complesse. Considerando percorsi assistenziali più articolati, il totale può avvicinarsi a 1.000 kg. I valori dipendono dalle fasi incluse nel calcolo e non sono direttamente confrontabili tra loro.

Un altro studio, pubblicato nel Journal of the Royal Society of Medicine, ha analizzato i materiali impiegati in cinque interventi comuni, stimando un’impronta carbonica di circa 20 kg di CO₂ equivalente per una colecistectomia laparoscopica e 85,5 kg per una protesi di ginocchio. Si tratta di valori relativi ai prodotti e ai processi considerati nella ricerca, non all’intero percorso chirurgico.

La CO₂ equivalente (CO₂e) permette di esprimere in un’unica misura l’impatto climatico di diversi gas serra. Questi dati mostrano quanto sia importante valutare non soltanto l’efficacia delle cure, ma anche le risorse necessarie per erogarle.

Consumi energetici: la sala operatoria è tra gli ambienti più energivori

Le sale operatorie richiedono sistemi di ventilazione, filtrazione dell’aria e climatizzazione in grado di garantire condizioni rigorose di sicurezza. Il consumo energetico per unità di superficie può essere da tre a sei volte superiore a quello medio degli altri ambienti ospedalieri.

Ridurre questi consumi non significa compromettere la ventilazione o gli standard igienici. Le strategie più promettenti comprendono impianti più efficienti, sistemi intelligenti di gestione dell’energia e un’organizzazione del lavoro capace di limitare gli sprechi.

Anche la programmazione degli interventi può contribuire a migliorare l’utilizzo delle risorse, riducendo i tempi morti e ottimizzando l’impiego degli ambienti. La sostenibilità, quindi, riguarda sia le tecnologie sia l’organizzazione del blocco operatorio.

Dispositivi monouso e rifiuti: ridurre senza compromettere la sicurezza

Guanti, camici, teli, siringhe e strumenti monouso sono essenziali in molte procedure, ma richiedono materie prime, processi produttivi, confezionamento e trasporto. Il loro impatto non si esaurisce con lo smaltimento: una parte rilevante delle emissioni viene generata già durante la produzione.

Gli studi hanno attribuito alla produzione dei materiali monouso il 54% dell’impronta carbonica dei prodotti analizzati. Gli autori hanno inoltre stimato che una combinazione di interventi sui materiali, sul loro utilizzo e sui processi di trattamento potrebbe ridurre del 23-42% le emissioni associate ai prodotti impiegati nelle procedure esaminate.

Tra le possibili soluzioni figurano gli strumenti riutilizzabili, quando appropriati e sottoposti a processi validati di decontaminazione e sterilizzazione, e la revisione dei kit chirurgici per evitare di aprire materiali che poi non vengono utilizzati.

Anche la corretta separazione dei rifiuti è importante: classificare adeguatamente i materiali consente di evitare trattamenti più impattanti quando non sono necessari. La priorità, tuttavia, resta prevenire gli sprechi, sempre nel rispetto delle norme igieniche e della sicurezza dei pazienti.

Gas anestetici: alternative per ridurre le emissioni

Un’altra fonte di emissioni è rappresentata dai gas anestetici inalatori, alcuni dei quali hanno un elevato potenziale di riscaldamento globale. Tra questi c’è il desflurano, il cui impatto climatico è particolarmente alto rispetto alla CO₂.

Secondo il programma Greener NHS del servizio sanitario inglese, il potenziale di riscaldamento globale del desflurano è oltre 2.500 volte quello dell’anidride carbonica, nell’orizzonte temporale considerato. L’esperienza britannica mostra che intervenire sulla scelta degli anestetici può produrre risultati concreti: il ricorso al desflurano è sceso da oltre il 20% dei gas anestetici utilizzati nel 2018-2019 a circa il 3% nel 2022-2023.

Quando clinicamente appropriate, tecniche come l’anestesia endovenosa totale o quella locoregionale possono contribuire a ridurre l’impronta carbonica. Anche per l’anestesia inalatoria è possibile limitare gli sprechi attraverso scelte e modalità di somministrazione adeguate.

La selezione della tecnica deve comunque rimanere una decisione clinica, basata sulle condizioni del paziente e sulle caratteristiche dell’intervento.

Chirurgia sostenibile: servono misurazioni e strategie condivise

Ridurre l’impatto ambientale della chirurgia richiede un approccio che coinvolga direzioni ospedaliere, professionisti sanitari e produttori di dispositivi medici. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 sugli Annals of Surgery, nel fascicolo di aprile 2026, ha individuato tra i principali fattori d’impatto i consumi energetici, i dispositivi monouso e i gas anestetici. Gli autori segnalano, tuttavia, che la qualità delle evidenze disponibili è ancora limitata.

Per confrontare le alternative è utile l’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA), che considera l’impatto ambientale di un prodotto dalla produzione allo smaltimento. Questo metodo permette, per esempio, di valutare quando uno strumento riutilizzabile sia effettivamente preferibile a uno monouso o quali materiali comportino minori emissioni.

Anche le tecnologie avanzate, come la chirurgia robotica, devono essere valutate sulla base di dati che considerino apparecchiature, materiali e consumi, senza presumere che l’innovazione coincida automaticamente con una maggiore sostenibilità.

La priorità rimane la sicurezza del paziente. Ridurre i materiali inutilizzati, migliorare l’efficienza energetica e adottare acquisti più consapevoli sono strategie che possono contribuire a contenere l’impatto ambientale senza compromettere la qualità delle cure.

La chirurgia del futuro non dovrà essere soltanto più precisa ed efficace, ma anche più attenta all’utilizzo delle risorse. Per raggiungere questo obiettivo servono investimenti, formazione e sistemi di misurazione affidabili, capaci di trasformare la sostenibilità in un risultato verificabile.

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