Dallo spazio la nuova mappa della salute del pianeta: i satelliti misurano acqua, CO₂ e siccità

Dallo spazio alla gestione concreta del territorio. È la nuova fase di IRIDE, il programma nazionale di Osservazione della Terra sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), grazie alle risorse del PNRR e del Piano Nazionale Complementare. Dal 1° ottobre sono disponibili per la Pubblica Amministrazione 18 servizi geospaziali, articolati in 109 prodotti, capaci di trasformare le immagini e i dati raccolti dai satelliti in informazioni utilizzabili per monitorare ambiente, territorio ed emergenze.

Acqua, siccità e qualità dell’ambiente

Tra le applicazioni c’è il monitoraggio delle risorse idriche, sempre più strategico in un contesto segnato da siccità ed eventi meteorologici estremi. I dati satellitari possono essere utilizzati per seguire la disponibilità e la qualità dell’acqua, lo stato della vegetazione e l’evoluzione dei bacini. Anche le acque marine e costiere possono essere osservate attraverso parametri come clorofilla, solidi sospesi e torbidità, utilizzando anche le osservazioni dei satelliti Sentinel-2 e Sentinel-3 del programma europeo Copernicus.

CO₂, metano e città sempre più calde

Lo sguardo dall’orbita arriva anche nelle città. I servizi IRIDE comprendono il monitoraggio delle isole di calore urbane, delle aree maggiormente esposte e della qualità dell’aria. I satelliti e i sistemi di analisi possono inoltre fornire informazioni su variabili climatiche come temperatura della superficie, precipitazioni, neve, nuvolosità e radiazione solare, oltre che su gas serra, metano e anidride carbonica. L’obiettivo è costruire un quadro sempre più dettagliato delle trasformazioni ambientali e offrire alle amministrazioni dati utili per pianificare interventi e politiche di adattamento.

Una tecnologia che guarda anche alla salute

La tecnologia spaziale può diventare anche uno strumento di prevenzione e risposta alle emergenze. IRIDE mette a disposizione servizi attivabili su richiesta per incendi, alluvioni, terremoti, eventi meteorologici estremi e tsunami. Le immagini possono contribuire a delimitare le aree colpite, valutare i danni a edifici e infrastrutture e, nel caso delle alluvioni, stimare anche la profondità dell’acqua. I dati radar vengono inoltre utilizzati per individuare deformazioni del terreno associate a frane, terremoti o altri fenomeni naturali e antropici.

Il valore di IRIDE, quindi, non si limita alla capacità di fotografare la Terra. La trasformazione dei dati satellitari in informazioni operative crea una nuova infrastruttura digitale per conoscere, prevedere e gestire i rischi ambientali. Qualità dell’aria, temperature urbane, disponibilità dell’acqua, eventi estremi e condizioni del territorio sono infatti elementi strettamente legati anche alla salute delle popolazioni. In questa prospettiva, l’osservazione della Terra può diventare una componente della prevenzione: non sostituisce i sistemi di monitoraggio a terra, ma li integra fornendo una visione ampia e aggiornata del territorio. IRIDE è progettato proprio per combinare osservazioni satellitari, modelli numerici, dati raccolti sul campo e altre informazioni istituzionali.

39 satelliti già in orbita

La notizia arriva mentre il programma compie un ulteriore passo avanti nello spazio. Il 1° ottobre è stato lanciato l’ultimo gruppo di otto satelliti della costellazione Eaglet II, completandone il dispiegamento e portando a 39 il numero complessivo dei satelliti IRIDE in orbita. La configurazione finale del programma è però più ampia: a regime IRIDE comprenderà 68 satelliti appartenenti a sei costellazioni, con sensori radar e ottici differenti. Una rete pensata non soltanto per osservare ciò che accade sulla Terra, ma per trasformare quelle osservazioni in strumenti a supporto delle decisioni pubbliche, della tutela dell’ambiente e della gestione delle emergenze.

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