Un’indagine recente mette in luce l’urgenza di introdurre nelle scuole l’educazione emotiva come materia strutturata, per contrastare fenomeni sempre più diffusi come la violenza di genere, il bullismo e il disagio giovanile.
Le nuove generazioni stanno vivendo una crisi relazionale profonda. Bambini e adolescenti crescono in un contesto ricco di stimoli e pressioni – dai social media alle aspettative sociali – senza sempre avere gli strumenti per comprendere le emozioni o costruire relazioni sane e rispettose.
Eppure, mentre in diversi Paesi europei l’educazione relazionale è già materia obbligatoria, l’Italia è ancora in ritardo.
Un’indagine che chiede un cambiamento
È in questo contesto che Coop, con la campagna Close The Gap, ha lanciato La Scuola degli affetti, un’indagine realizzata insieme a Nomisma e supervisionata da un comitato scientifico di esperti, tra cui Linda Laura Sabbadini, Elisabetta Camussi ed Enrico Galiano.
I dati parlano chiaro:
- Il 70% degli italiani chiede che l’educazione alle relazioni diventi materia scolastica obbligatoria.
- 9 italiani su 10 credono che possa essere uno strumento efficace per prevenire odio, discriminazione e violenza.
- Un genitore su due ritiene che andrebbe introdotta fin dalla scuola primaria.
Un quadro fatto di luci e ombre
La ricerca, articolata in tre sezioni, analizza il bagaglio relazionale degli italiani, il dialogo genitori-figli e il ruolo della scuola.
Solo il 40% degli intervistati si dichiara soddisfatto della propria educazione relazionale, mentre il 30% segnala un importante vuoto formativo.
Significative anche le differenze di genere: nella maggior parte dei casi, il ruolo di guida emotiva è attribuito alle madri, mentre i padri risultano più distaccati e meno coinvolti, rafforzando stereotipi che affidano alle donne la responsabilità dell’educazione affettiva.
Anche il dialogo familiare presenta delle criticità: se il 44% parla spesso di relazioni generiche con i figli, solo il 21% affronta temi di coppia e il 19% quelli legati alla sessualità.
Le cause? Il timore di creare ansia (56%), l’imbarazzo (51%) e la chiusura dei figli stessi (46%).
Il ruolo chiave della scuola
La scuola emerge come ambiente privilegiato per affrontare con competenza temi delicati e complessi. Se genitori e familiari restano figure centrali, anche insegnanti e psicologi vengono riconosciuti come fondamentali nella formazione emotiva dei giovani.
- Il 68% degli intervistati è favorevole a programmi con esperti esterni come psicologi e pedagogisti.
- Il 62% auspica la presenza di sportelli di ascolto psicologico.
- Il 51% sottolinea l’importanza della formazione specifica degli insegnanti.
Anche tra chi si oppone all’introduzione della materia, quasi la metà (49%) teme che l’argomento venga trattato con superficialità: un segnale ulteriore della necessità di figure preparate e competenti.
Close The Gap: un impegno concreto per il cambiamento
L’indagine si inserisce nel più ampio progetto Close The Gap di Coop, una campagna che punta a superare le disuguaglianze di genere e costruire una società più inclusiva.
Tra le azioni più rilevanti:
- Genitori #AllaPari, per il congedo di paternità.
- Donna. Vita. Libertà., in sostegno del popolo iraniano.
- Stop Tampon TAX, contro l’IVA sugli assorbenti.
- Il Silenzio Parla, contro la violenza sulle donne.
- La collaborazione con Arcigay per la campagna #hoqualcosadadirvi, in supporto alla comunità LGBTQIA+.
L’Agenda 2025 di Coop: fatti, non parole
L’impegno per la parità si riflette anche all’interno dell’azienda:
- Il 71% dei dipendenti è donna.
- Il 40% dei ruoli direttivi è ricoperto da donne.
- Il 33% delle posizioni di responsabilità nei negozi è al femminile.
Nel 2024 Coop ha ottenuto la Certificazione della Parità di Genere.
A ciò si aggiungono iniziative di reinserimento lavorativo per donne vittime di violenza (già attive in Coop Liguria e Coop Lombardia), oltre a percorsi formativi rivolti a dipendenti, studenti e fornitori.
Con il progetto Dire, fare, amare, Coop promuove l’educazione relazionale come strumento di crescita personale e collettiva, capace di prevenire forme di odio, bullismo e violenza di genere.
Verso una società più consapevole
I risultati dell’indagine La Scuola degli affetti confermano che la società italiana è pronta per questo cambiamento.
Introdurre l’educazione emotiva e relazionale nelle scuole non è solo un’azione educativa: è un passo fondamentale verso una comunità più empatica, rispettosa e consapevole.

