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La rottura del tendine d’Achille lo costringerà ai box per diversi mesi
Il sogno di un altro titolo si è trasformato in un incubo per Holger Rune, giovane talento del tennis danese, costretto a fermarsi bruscamente durante la semifinale dell’ATP 250 di Stoccolma. Nel secondo set della sfida contro Ugo Humbert, un improvviso movimento in accelerazione ha causato un dolore lancinante al tallone sinistro. Rune si è accasciato a terra, visibilmente sofferente, ed è stato accompagnato fuori dal campo tra gli applausi del pubblico svedese.
Poche ore dopo è arrivata la conferma che nessun atleta vorrebbe ricevere: rottura completa del tendine d’Achille nella parte prossimale. A comunicarlo è stato lo stesso Rune attraverso i suoi canali social, spiegando che dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico e affrontare un lungo percorso di riabilitazione.
Tendine d’Achille: di cosa si tratta e perché è così importante
Il tendine d’Achille è il più grande e resistente del corpo umano: collega i muscoli del polpaccio (gemelli e soleo) all’osso del tallone. Grazie a lui siamo in grado di camminare, correre, saltare e spingerci in avanti. Quando si rompe, il gesto atletico diventa impossibile: il piede non riesce più a sollevarsi né a sostenere il peso del corpo.
La rottura del tendine d’Achille è tra gli infortuni più temuti dagli sportivi, in particolare da chi pratica discipline che richiedono scatti, balzi o cambi di direzione repentini, come il tennis. Le cause più comuni sono un’eccessiva sollecitazione, un affaticamento cronico o una mancanza di elasticità del tendine. Spesso il momento della rottura viene descritto come uno “schiocco”, seguito da dolore acuto e perdita immediata di forza nella gamba.
Intervento e tempi di recupero
Per gli atleti professionisti, la soluzione più indicata è l’intervento chirurgico. L’operazione serve a riunire le estremità del tendine e favorire una guarigione stabile. Successivamente, il paziente deve portare un tutore che mantiene il piede in posizione rilassata per evitare tensioni sulla sutura.
La fase di recupero è lunga e richiede pazienza. Nelle prime settimane si procede con una riabilitazione graduale, che prevede movimenti passivi e carico controllato. Dopo circa due mesi si comincia a lavorare sulla forza muscolare, sull’equilibrio e sulla mobilità della caviglia.
Il rientro all’attività sportiva può variare dai 6 ai 12 mesi, a seconda dell’età, del livello atletico e della risposta individuale alla terapia. Per Rune, che vive di esplosività e rapidità nei movimenti, si prevede uno stop fino almeno all’estate del 2026.
La sfida mentale e la prevenzione
Oltre alla parte fisica, la riabilitazione ha anche un’importante componente mentale. Superare la paura di un nuovo infortunio e ritrovare la fiducia nel proprio corpo è un passo essenziale per tornare competitivi. Rune ha già mostrato in passato una grande forza di carattere e potrà contare su un team medico e tecnico di alto livello.
Questo episodio ricorda a tutti, anche agli sportivi amatoriali, l’importanza della prevenzione: riscaldamento adeguato, stretching, periodi di recupero e ascolto dei segnali del corpo sono fondamentali per evitare lesioni così gravi.

